«Il polo scolastico saranno i Musp»

Brucchi: quelle strutture possono durare più di trent’anni e in futuro verranno ampliate aggiungendo altri moduli
TERAMO. La sigla Musp sta per “moduli a uso scolastico provvisorio”. Ma l’aggettivo “provvisorio” in Italia assume spesso significati cangianti e inafferrabili e, nel caso dei moduli in arrivo a Teramo per fronteggiare l’emergenza post-terremoto, appare destinato ad assumere il significato esattamente opposto. «Il polo scolastico che avevamo previsto nell’area dietro la D’Alessandro saranno i Musp», dice al Centro senza mezzi termini il sindaco Maurizio Brucchi.
Lo dice per fare chiarezza sull’argomento dopo che, nella commissione consiliare lavori pubblici-scuole di giovedì, più di un esponente dell’opposizione aveva contestato la collocazione dei moduli scolastici provvisori proprio nell’area che il Comune aveva da tempo individuato per ospitare un polo scolastico “vero”, cioè definitivo. Il consigliere di “Insieme possiamo” Gianguido D’Alberto, in particolare, ha sottolineato «la debolezza politica di questa programmazione e anche la sua incoerenza», sottolineando: «Se hai messo per iscritto che vuoi fare un polo scolastico alla D'Alessandro e poi collochi lì i Musp, che vi staranno per trent’anni, vuol dire che non farai il polo. Sarebbe stato più utile collocarli in un'altra zona e avere sia i Musp che il polo».
Brucchi sulla collocazione, che non piace neanche ai comitati genitori perché «al di là del ponte», cioè non in pieno centro, replica: «Le caratteristiche imposte da Errani e dal Miur per darci i Musp erano che il terreno fosse di proprietà del Comune, con destinazione urbanistica ad uso scolastico e verifica geologica effettuata: quello della D’Alessandro è l’unico terreno comunale con questi requisiti, i Musp dovevano andare per forza lì». Ma, soprattutto, smonta la tesi secondo cui il “provvisorio” confliggerebbe con il “definitivo”. «Quei Musp si possono ampliare e visto che ce li danno in carpenteria metallica, cioè di elevata qualità strutturale, saranno scuole definitive», dice. E spiega: «Il polo scolastico di cui avevamo lo studio di fattibilità era con strutture modulari e avrebbe avuto fino a 900 posti. Ora noi ne avremo 500 e questo non esclude che il Comune da qui a qualche anno, magari con fondi diversi, che non potranno essere della ricostruzione ma nazionali o regionali, possa aggiungere altri 350-400 posti, sempre in carpenteria metallica».
L’obiezione è che la durata di queste strutture è di 25-30 anni. «Ma possono durare anche più di 25-30 anni», replica Brucchi, «quella è la vita media. All'Aquila strutture prefabbricate che dovevano durare cinque anni vengono ancora utilizzate dopo una manutenzione adeguata. Del resto nessun polo può essere eterno, guardate le scuole fatte in città negli anni Sessanta e che sono ormai da abbattere. E poi», conclude il sindaco, «non parliamo di un polo, quello alla D’Alessandro, che era già finanziato. Era nella programmazione, ma sui finanziamenti non c'era certezza. Ora invece abbiamo trovato strutture durevoli per 500 posti e per di più con una procedura snella e rapida».
A proposito di procedura, Brucchi dà un’altra notizia che dovrebbe tacitare chi – come la consigliera comunale Maria Cristina Marroni – ha messo in dubbio persino che i Musp possano arrivare davvero. «Errani», dice il sindaco, «mi ha chiamato e mi ha detto che la procedura tecnico-amministrativa dei moduli di Teramo è alla visione dell'Anac (l’autorità nazionale anticorruzione, ndr), che a giorni darà una risposta su quale dovrà essere l’iter. Ma sarà comunque un iter più veloce del normale».
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