Il presepe di Castelli in piazza San Pietro

11 Dicembre 2020

Oggi pomeriggio sarà inaugurata in Vaticano l’esposizione di parte delle statue a grandezza naturale

CASTELLI. Nel Natale dell’incertezza e della sofferenza per la pandemia da Covid 19 una luce di bellezza e di speranza arriva da Castelli e dal suo presepe monumentale che oggi si “accende” in piazza San Pietro in Vaticano.
Nel pomeriggio c’è l’inaugurazione dell’esposizione, visibile fino al 10 gennaio, di una ventina delle 54 statue in grandezza naturale realizzate negli anni ’70 dai docenti e dagli studenti dell’allora istituto, oggi liceo artistico “Grue” di Castelli, custodite in una capanna in vetro realizzata dall’impresa montoriese "Polisini Fiorenzo” e accanto a un abete sloveno. Una cerimonia preceduta dall’udienza da Papa Francesco di una delegazione castellana con il vescovo della diocesi Teramo-Atri Lorenzo Luezzi, il promotore dell’iniziativa. Un pezzo d’Abruzzo che racconta la storia di una regione, della resilienza del suo popolo, ma ancora di più della tradizione ceramica di un piccolo borgo ai piedi del Monte Camicia, Castelli, e della sua scuola d’arte che da secoli custodisce il sapere dei maestri locali, le caratteristiche botteghe ed esporta i propri artisti e le proprie opere in tutto il mondo.
«Un dono come consegna di pace, di fiducia e di recuperabile serenità in un momento di particolare difficoltà», l’ha definito il sindaco Rinaldo Seca. Il presepe monumentale è il segno di un’epoca gloriosa e la sua presenza nella Santa Sede è il simbolo di rinascita per l’entroterra teramano. «Negli anni ’60 l'allora direttore del "Grue" Serafino Mattucci ideò un presepe da esporre ogni Natale nelle vie del borgo», spiega il direttore del museo delle ceramiche Giovanni Giacomini, autore con Alessia Di Stefano e Andrea Pistocchi del libro “Presepe di Castelli, poesia in ceramica” edito da Verdone. Mattucci chiamò come docenti gli artisti Roberto Bentini e Gianfranco Trucchia e più tardi un ex studente, diventato insegnante Daniele Guerrieri, ancora vivente e apprezzato scultore. «Eravamo una squadra instancabile che coinvolgeva tutta la scuola, che lavorava anche di notte, per un’opera di tutti e della quale sono orgoglioso di essere co-autore», ricorda Guerrieri.
«Sono stato tra i fortunati allievi», confida l'artista Fausto Cheng, «fu un momento di vero entusiasmo, fermento artistico e di reinterpretazione della ceramica tradizionale in una chiave nuova». La natività fu esposta per la prima volta nel 1966 sul sagrato della chiesa di San Giovanni Battista a Castelli, una delle poche volte all'aperto. «Il refrattario, il materiale con cui è realizzato, è stato cotto a bassa temperatura per mantenere i cinque colori della tavolozza castellana e non reggerebbe ai nostri rigidi inverni», aggiunge Giacomini. Nel 1970 fu esposto, nella versione definitiva, ai Mercati di Traiano a Roma e nel 1976 a Betlemme, Gerusalemme e Tel Aviv. E oggi torna a Roma «crocevia del mondo, come riconoscimento di Castelli e del valore di Castelli», conclude Seca.
Adele Di Feliciantonio
©RIPRODUZIONE RISERVATA.