Il presidente dell’Audax «Mai preso soldi dal Comune»

1 Aprile 2016

ATRI. È scontro diretto tra l’associazione sportiva Gymnasium Audax Hatria e il Comune di Atri. Il presidente dell’associazione Giuseppe Matricciani, dopo aver comunicato alcuni giorni fa l’interruzi...

ATRI. È scontro diretto tra l’associazione sportiva Gymnasium Audax Hatria e il Comune di Atri. Il presidente dell’associazione Giuseppe Matricciani, dopo aver comunicato alcuni giorni fa l’interruzione delle attività sportive a causa dei costi elevati e dopo la replica dell’assessore allo sport Umberto Italiani, il quale ha parlato di un cotributo di diecimila euro da parte del Comune, puntualizza: «La nostra associazione non ha ricevuto un centesimo dall’ amministrazione. Chi afferma il contrario mente sapendo di mentire e per questo sfido pubblicamente chiunque a pubblicare un documento dal quale risulti la ricezione di contributi da parte della Gymnasium Audax Hatria dall’odierna giunta Astolfi, e se ciò dovesse avvenire sono pronto a rassegnare le dimissione da presidente. Quanto ai contributi elargiti alle associazioni sportive, abbiamo dato mandato ai nostri legali di verificare tramite regolare accesso agli atti presso gli uffici del Comune di Atri, tutte le delibere ed i pagamenti effettuati e le relative rendicontazioni fornite dalle associazioni che hanno beneficiato di somme di denaro, anche per essere sicuri, non si sa mai, di non aver ricevuto dei contributi a nostra insaputa».

«La nostra associazione», conclude Matricciani, «da anni ottiene successi sportivi, si occupa di sociale gratuitamente, con uno staff di professionisti che si confrontano e danno supporto anche a minori che soffrono gravi situazioni di disagio sociale. Infine, una nota sulle rassicurazioni del primo cittadino alle famiglie dei nostri atleti. Ricordo che la nostra associazione, per veder tutelato il diritto a svolgere la pratica sportiva dei giovani atriani, ha dovuto invadere pacificamente il consiglio comunale. Non permetteremo a nessuno di strumentalizzare il nostro pensiero, o di dirci quello che dobbiamo fare, mi dispiace ma gli amministratori devono rassegnarsi, noi siamo uomini liberi e non chineremo mai la testa, e questo è quello che insegneremo ai nostri figli». (d.f.)

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