Il presidente dell’Infn parlerà con i pm

24 Ottobre 2018

Fernando Ferroni, uno dei dieci indagati, chiede di essere interrogato per chiarire la posizione sua e dei laboratori di fisica

TERAMO. Nel giorno degli avvisi di garanzia l'Istituto nazionale di fisica nucleare aveva confermato la piena fiducia nella magistratura. Ed è in questo solco che si inserisce, probabilmente, la richiesta di essere ascoltato dai pm teramani presentata dal presidente dell'Infn Fernando Ferroni, che a fine mese, assistito dal suo legale, l'avvocato Nicola Pisani, incontrerà il pool di magistrati teramani che si occupa delle indagini sull'acqua del Gran Sasso (i sostituti procuratori Davide Rosati, Stefano Giovagnoni e Greta Aloisi, coordinati dal procuratore Antonio Guerriero) per chiarire la propria posizione e quella dei laboratori sotterranei del Gran Sasso.
Laboratori che sono finiti sotto inchiesta insieme a Strada dei Parchi e acquedotto del Ruzzo in un'indagine che avrebbe messo in luce tutta una serie di criticità che di fatto andrebbero a creare un costante pericolo di inquinamento delal falda acquifera. Nel fascicolo sono indagate dieci persone, tra le quali il presidente di Strada dei Parchi Lelio Scopa e il presidente della Ruzzo Reti Antonio Forlini, tutti accusati di inquinamento ambientale (cinque degli indagati devono rispondere anche di getto pericoloso di cose). Per la Procura tutti, come si legge nel capo di imputazione, «abusivamente cagionavano o comunque non impedivano ed, in ogni caso, contribuivano a cagionare o a non impedire un permanente pericolo di inquinamento ambientale e, segnatamente, il pericolo di compromissione o deterioramente significativo e misurabile delle acque sotterranee del massiccio del Gran Sasso».
In particolare la Procura contesta ai vertici dell'Infn di aver mantenuto in esercizio i laboratori senza aver verificato se vi fosse «un adeguato isolamento idraulico delle opere di captazione e convogliamento delle acque destinate ad uso idropotabile ricadenti nella struttura rispetto alle limitrofe potenziali fonti di contaminazione» e quindi senza attuare le misure «atte a scongiurare il rischio di contaminazione delle acque sotterranee», così come di aver omesso di adottare «le misure necessarie per l'allontanamento della zona di rispetto delle sostanze pericolose detenute ed utilizzate nelle attività dei laboratori».
Sotto accusa anche vertici di Strada dei Parchi, ai quali la Procura contesta «di aver mantenuto in esercizio le gallerie autostradali senza verificare l’esistenza di un adeguato isolamento delle superfici dei tunnel autostradali e delle condutture di scarico a servizio delle gallerie rispetto alla circostante falda acquifera e, di conseguenza, senza attuare le misure atte a scongiurare il rischio di contaminazione della falda acquifera». La società, inoltre, avrebbe omesso di attuare misure come il completamento delle opere di impermeabilizzazione delle platee autostradali, necessarie a scongiurare il rischio di contaminazione della falda acquifera e quindi delle acque sotterranee. Al Ruzzo, infine, viene contestato di non aver verificato se «vi fosse un adeguato isolamento delle opere di captazione e convogliamento delle acque sotterranee destinate ad uso idropotabile» ricadenti nelle strutture dei laboratori e nei tunnel autostradali, così come di non aver vigilato «sulla funzionalità dei sistemi di rilevazione precoce di eventuali contaminazioni».
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