Il presidente della Sant: «Basta tifo violento»

7 Dicembre 2017

Dopo i 39 Daspo e i cori razzisti Ippoliti prende le distanze dalla frangia estrema dei supporter

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA. Il tentativo di andare in trasferta armati di bastioni, bravata sanzionata con 27 Daspo ad altrettanti tifosi (dall’inizio del campionato i Daspo sono 39); poi i cori razzisti allo stadio, costati la squalifica del campo. Sulle intemperanze della frangia più violenta della tifoseria giallorossa prende posizione la società. Il presidente Andrea Ippoliti è molto netto e chiaro sulla vicenda. La Nuova Santegidiese 1948 prende le distanze dal tifo violento e dalle incresciose vicende che hanno visto alcuni ultras protagonisti in negativo. L’ultima vicenda, in ordine di tempo, che ha fatto irritare la dirigenza è stata la decisione della Figc che ha disposto, per l’incontro casalingo di domenica con il Ponte Vomano, lo svolgimento a porte chiuse, oltre auna multa di 400 euro, dopo che nell’ultima in casa, alcuni tifosi hanno gridato i soliti “buh” razzisti a un giovane calciatore di colore del Morro d’Oro. «Assolutamente da condannare tutto quanto è recentemente accaduto», dice Ippoliti, «come va biasimato tutto quanto hanno fatto negli anni passati. Condanno questi pseudo tifosi, da cui prendiamo le distanze. Avevo chiesto aiuto alle autorità che hanno svolto il loro dovere. I 39 Daspo sanno di assurdo. Noi prenderemo sempre le distanze da tutto ciò che nulla ha a che fare con lo sport. Giusta la multa alla società, giusta la gara a porte chiuse decisa dal giudice sportivo. Prendo le distanze da queste persone. La legge è così e va rispettata. Denigrare un ragazzo di colore non trova affatto d’accordo la società che respinge fortemente questo atteggiamento». «Credo nello sport», aggiunge Ippoliti, «nella fratellanza, nei ragazzi, nella competizione, quella sana e corretta. L’obiettivo che mi sono prefisso è di mantenere la categoria. Abbiamo una squadra giovane con nuovi innesti dal settore giovanile. Io stesso provengo dal settore giovanile e punto sui miei ragazzi e questo mi inorgoglisce». Poi, riferendosi al coro di razzista il presidente della Nuova Sant aggiunge che «i giovani non hanno colore, non hanno ceto sociale e sono per me tutti uguali ed è la cosa più bella che si possa vivere nello sport. Purtroppo, la mamma degli imbecilli è sempre incinta e qui ci penseranno le autorità. Le regole di buon senso valgono ovunque è in tutti gli sport. Capire, aprirsi, sapere, imparare, mai chiudersi questo deve insegnare lo sport».
Alex De Palo
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