Il processo dopo la maxi inchiesta su rapine, spaccio e prestiti a strozzo

Il processo a carico di Giuseppe Cacciapuoti, 49enne campano, e Piero Guarnieri, 39enne rom di Mosciano, è quello che nasce da una maxi inchiesta della Procura che qualche anno fa portò in carcere o...
Il processo a carico di Giuseppe Cacciapuoti, 49enne campano, e Piero Guarnieri, 39enne rom di Mosciano, è quello che nasce da una maxi inchiesta della Procura che qualche anno fa portò in carcere o ai domiciliari sette persone. Secondo l’accusa della Procura (nella foto il pm Luca Sciarretta) sarebbe stato messo in piedi un giro di rapine e spaccio servite per procurarsi i soldi con cui fare prestiti usurari. Nell’indagine erano coinvolte altre nove persone, accusate solo di spaccio, che hanno già definito la propria posizione con riti alternativi. Gli accertamenti investigativi, soprattutto intercettazioni, hanno portato a stabilire come la mente delle rapine fosse il napoletano e a ricostruire modalità operative di svariati colpi. Ma le intercettazioni (per cui ieri è stato affidato l’incarico della trascrizione) non sono state il solo strumento investigativo che ha consentito di mettere insieme il risultato. Un particolare contributo, e questo gli inquirenti lo hanno più volte sottolineato nelle varie fasi dell’inchiesta, è arrivato dalle vittime, dagli usurati. Come l’imprenditore di ieri e l’altro che è stato ascoltato nella scorsa udienza. La prossima è stata fissata per il 29 novembre con altri testi citati dalla pubblica accusa. (d.p.)

