Il procuratore: subito i lavori per l’acqua

Guerriero alla vigilia del processo per inquinamento: «La cosa principale è tutelare la sicurezza e la salute dei cittadini»
TERAMO. Per anni è stato magistrato di prima linea nella terra dei Fuochi. E da profondo conoscitore dei reati ambientali il procuratore Antonio Guerriero ha coordinato le indagini sul sistema acqua Gran Sasso. Nel giorno in cui il processo approda in aula all’esame del tribunale, Guerriero mette insieme parole per ringraziare i pm, i carabinieri del Noe e le associazioni ambientaliste ma soprattutto per sollecitare tempi brevi nei lavori di messa in sicurezza. «Senza alcuna polemica e nello spirito di collaborazione istituzionale», dice il procuratore, «è auspicabile che i lavori si svolgano celermente nell’interesse dei cittadini e della salute di tutti visto che l’acqua la beviamo tutti». E aggiunge: «La Regione Abruzzo ha dichiarato urgenti e improcastinabili questi lavori ma fino ad oggi nulla è stato ancora fatto». Da profondo conoscitore del codice dice: «Noi abbiamo fatto tutto quello che compete alla magistratura inquirente ma l’azione penale che è stata svolta con grande equilibrio dalla Procura non risolve il problema della sicurezza dell’acqua e per questo ritengo sia necessario che questi lavori inizino subito. All’epoca abbiamo evitato di chiedere il sequestro delle gallerie autostradali e delle strutture del laboratorio in considerazione della notevole rilevanza che queste opere hanno per la viabilità e la ricerca scientifica internazionale ma il tempo è trascorso e nulla è stato ancora fatto».
Guerriero ricorda come, a chiusura delle indagini, tutto il lavoro svolto, unitamente alla voluminosa consultazione, sia stato inviato dalla stessa Procura a sessanta enti locali «proprio per fare capire la reali condizioni». E non manca di fare riferimento alle sostanze pericolose stoccate nei laboratori: «Ci sono migliaia di tonnellate di sostanze pericolose e lo dicono loro stessi: vorrei sapere, queste sostanze verranno smaltite? E' stato kafkiano scoprire dalla televisione, durante le indagini, dell'esistenza di una interpellanza parlamentare e di un ministro che riferiva di un esperimento dei russi che volevano utilizzare sostanze radioattive all'interno dei laboratori... e di essere sicuri “tanto sono chiuse in una cassa”, dimenticando che quel laboratorio sta su una faglia geologica primaria... Chernobyl sarebbe stata niente». E nell’attesa del commissario straordinario per i lavori individuato dal precedente governo ma non ancora nominato, questa mattina il processo per l’acqua si apre davanti al giudice monocratico Lorenzo Prudenzano con dieci indagati e più di cento testimoni. Tra quelli citati dalla difesa dell’Istituto di fisica nucleare c’è anche il premio Nobel Carlo Rubbia. Così come avviene a ogni apertura di dibattimento si preannunciano numerose eccezioni preliminari. Eccezioni che il giudice dovrà affrontare insieme alla richiesta di costituzione di parte civile di associazioni ambientaliste, di consumatori e enti locali tra cui la Regione, i Comuni di Teramo e Isola del Gran Sasso.
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