Il proprietario del cantiere «Abusivo? Ecco i permessi»
Roseto, il titolare dell’azienda che costruisce barche mostra i documenti La distruzione dei capannoni disposta dal Comune sospesa fino a dicembre
ROSETO. «Questi sono regolari permessi rilasciati dal Comune di Roseto, il primo dei quali risale al 1971 e porta la firma del compianto sindaco Giovanni Ragnoli». Giovanni Baroni, titolare dello storico cantiere nautico che si trova nella zona del porto turistico di Roseto e vicino alla foce del Vomano, ci mostra una serie di documenti, ormai sbiaditi dal tempo, per documentare la legittimità con cui occupa da oltre quarant’anni l’area dove sorge la sua piccola azienda.
Ma di diverso avviso sembra essere il Comune, che nella nota a firma del dirigente del settore competente, Lorenzo Patacchini, parla chiaramente di «occupazione senza titolo di terreno appartenente al Demanio pubblico dello Stato». Nello stesso documento il Comune comunica a Baroni di liberare la struttura in questione già dal 25 novembre, in quanto da un precedente sopralluogo risulta che «le opere abusive non sono state demolite». In quella stessa data il Comune provvederà alla presa di possesso dei capannoni per poi procedere alla loro demolizione. Nel frattempo, però, il Consiglio di Stato con decreto del 14 novembre, ha accolto la domanda cautelare provvisoria e ha ordinato la sospensione dell’esecuzione del provvedimento del Comune, fissando l’udienza in cui sarà tenuta la camera di consiglio collegiale, per il 18 dicembre 2014. Tutto rinviato a quella data, dunque, con l’imprenditore costretto a lavorare con l’ansia che tra meno di un mese le ruspe possano distruggere il lavoro di una intera vita.
La ‘condanna’ per il cantiere rosetano risale al 2011, quando un progetto della Regione, prevedeva lo spostamento dell’argine fluviale che sarebbe dovuto passare proprio dove c’è il cantiere. Oggi ci sono altri progetti per quella zona, ma la sostanza per l’imprenditore rosetano non cambia: il suo cantiere deve essere demolito. «Questa situazione mi sta procurando danni enormi», afferma Baroni, «in quanto alcuni potenziali clienti mi chiedono per quanto tempo mi troveranno ancora qui, pertanto nuove commesse rischiano di non arrivare e potrei avere problemi anche per quelle in corso. Per non parlare del danno che mi arrecherebbe lo smantellamento del cantiere, al cui interno ho macchinari acquistati con tanti sacrifici: basti pensare che ho uno stampo che vale 700mila euro. Al momento il lavoro non manca, il che mi consente di pagare lo stipendio a cinque dipendenti, senza considerare l’indotto. Io chiedo solo di non essere buttato in mezzo alla strada, ma che il Comune mi conceda un’alternativa in modo che possa continuare a lavorare».
Federico Centola
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