Il questore chiude l’hotel della sparatoria

Dopo il sequestro di alcune stanze, attività sospesa per un mese all’albergo Atlante per motivi di ordine pubblico
ALBA ADRIATICA. La chiusura dell’hotel Atlante arriva cinque giorni dopo la sparatoria perché, si legge in una nota della polizia, «la tutela dell’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini prevalgono sull’interesse economico al proseguimento dell’attività». Ed è dopo aver ricevuto una certosina informativa dei carabinieri sulla violenta rissa di sabato che il questore Enrico De Simone ha chiuso l’albergo per trenta giorni partendo da quelle che sono le disposizioni previste dall’ormai noto articolo 100 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza per cui «il questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica ed il buon costume o per la sicurezza dei cittadini». Già nell’immediatezza dei fatti alcune stanze e la cucina della struttura erano state sequestrate dall’autorità giudiziaria.
Intanto, sul fronte delle indagini, nuove deleghe sono state affidate ai militari dalla Procura per svolgere accertamenti finalizzati ad individuare eventuali altri profili di responsabilità. Martedì mattina, nel corso dell’udienza di convalida il 33enne cittadino albanese Arlin Cera (che ha detto di essere un collaboratore del gestore dell’hotel e di lavorare nella struttura) ha invocato la legittima difesa. L’uomo, accusato di tentato omicidio, ha dato la sua versione dei fatti sul perchè del colpo di pistola esploso contro il 38enne Lillo Luciani, domiciliato a Martinsicuro ma originario di Bari, raggiunto mentre scappava e attualmente ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Atri. Cera ha raccontato che quest’ultimo aveva cominciato ad infastidire alcune bariste e degli avventori del bar dell’hotel Atlante e che per questo motivo era stato mandato via. Ma poco dopo era tornato in compagnia di tre albanesi che, secondo la versione di Cera, si erano presentati armati di coltelli e mazza da baseball con cui l’avevano colpito. La violenta notte è stata già ricostruita dai carabinieri anche senza le immagini delle telecamere visto che quelle che ci sono non funzionano. Tutto è iniziato quando l’italiano si è presentato nell’hotel e ha iniziato a dare fastidio. Invitato ad allontanarsi, dopo qualche tempo si sarebbe nuovamente presentato con tre cittadini albanesi. A questo punto sarebbe spuntato un coltello con cui Cera sarebbe stato colpito più volte e successivamente preso a bastonate con una mazza da baseball. A spalleggiare l’italiano sarebbero stati gli altri albanesi che avrebbero colpito il connazionale all’interno del locale. Tutto in un crescendo di violenza. Perché a questo punto nelle mani di Cera è comparsa la pistola con cui l’uomo ha inseguito fuori dal locale Luciani e gli ha sparato due colpi: uno è andato a vuoto e l’altro lo ha raggiunto alla schiena. È stato lo stesso Cera, dopo essere stato rintracciato dai carabinieri in una stanza dell’hotel, a confessare.
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