Il rettore: questa non è una città universitaria

21 Dicembre 2016

D’Amico incassa gelido il veto: «Persa l’occasione di rivitalizzare il centro Decisione miope della classe dirigente, Teramo è scollegata da noi»

TERAMO. Il tono resta cortese, ma le parole sono di fuoco. Il rettore Luciano D'Amico incassa con savoir faire la bocciatura del progetto della funivia in consiglio. Ma fra le righe si prevede una stagione di gelo nei rapporti fra università e Comune.

«E’ una grande occasione persa per la città. Il progetto era finalizzato anzitutto a far rivivere il centro storico _ negozi, bar, ristoranti_ e a valorizzare patrimonio immobiliare cittadino, che anche a seguito del terremoto si è svalutato non poco. In questo modo hanno rinunciato a valori immobiliari di assoluto rilievo: una città universitaria conta una quotazione in più di 500 euro al metro quadro. Moltiplichiamo questa cifra per tutte le abitazioni e vediamo qual è la perdita di valore».

Un no, dunque, che secondo il rettore si ripercuoterà su tutti, dai commercianti ai singoli cittadini che non invertiranno la svalutazione dei propri immobili. «Nel pieno rispetto classe dirigente, mi sembra che questa scelta sia molto miope», rincara D’Amico, «anche se un miglioramento lo noto: questa scelta è miope, rispetto alle scelte cieche fatte dopo il terremoto dell'Aquila. Dal 2009 sapevamo tutti che le scuole non erano in sicurezza e questa classe dirigente, esperta nel chiedere lo spostamento dei fondi, in sette anni non è riuscita a spostare nemmeno un centesimo. E ha scoperto all'improvviso che le nostre scuole sono poco sicure. Credo e auspico che questa classe dirigente prenda atto che gli investimenti e i finanziamenti oggi si ottengono e si realizzano con tempi che non sono quelli che hanno avuto nel caso della cabinovia. Auspico che possano velocizzarsi, anche per tutti gli altri progetto che interessano alla città. Non è un caso che nella trattazione del progetto delle autostazioni, l'unico Comune sui 7 in Abruzzo a non essere presente era Teramo. Io per il bene della città invito questa classe dirigente a essere un po’ più efficiente nelle scelte, qualunque siano».

Parole scritte sulla pietra. Anzi, sul granito. Anche perchè il rettore continua: «L'università va avanti lo stesso, con qualche difficoltà in più, ma con lo stesso impegno. Ma rifiuterò, d'ora in avanti, di ascoltare chi definisce Teramo città universitaria: ha per caso un'università, in totale scollegamento con il territorio. Ovviamente questa scelta è coerente con chi ha voluto l'università a Colleparco, creando una enclave per studenti». Un messaggio poi a coloro che pensano di utilizzare i 10 milioni della funivia per la sicurezza nelle scuole: «A chi ritiene che sia facile spostare i fondi, soprattutto coloro che lo pensano avendo avuto ruoli di responsabilità nell’amministrazione regionale precedente, chiedo come mai non hanno spostato nessun fondo per la sicurezza nelle scuole. Non sapevano del loro stato?».

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