«Il sindaco assume all’ufficio Urp una sua candidata»

13 Luglio 2014

TERAMO. «Le recenti nomine “fiduciarie” effettuate dal sindaco e destinate agli uffici posti alle sue dirette dipendenze i destano fortissime perplessità sia sul piano della regolarità che su quello...

TERAMO. «Le recenti nomine “fiduciarie” effettuate dal sindaco e destinate agli uffici posti alle sue dirette dipendenze i destano fortissime perplessità sia sul piano della regolarità che su quello dell’opportunità». E’ quanto afferma il gruppo consiliare del Pd che, in particolare, punta il dito contro la nomina diretta “intuitu personae” per la copertura di un posto da collaboratore presso l’Ufficio relazioni per il pubblico (Urp), fino alla scadenza del mandato elettivo del sindaco.

«L’Urp non può essere concepito come struttura alle dirette dipendenze dell’organo politico di vertice», sostiene il gruppo del Pd di cui ècapogruppo Gianguido D’Alberto, «ovvero come mero strumento e braccio operativo di chi governa in un dato momento, ma deve essere un ufficio a servizio dell’ente e, per esso, di tutta la comunità, nel rispetto di quanto previsto dalla normativa nazionale di riferimento. Lo stesso Regolamento degli uffici e dei servizi del Comune di Teramo, all’articolo 50, non include tra gli uffici alle dirette dipendenze del sindaco l’Urp, al quale invece riserva una disciplina specifica nell’articolo 53, inspiegabilmente ignorato ed omesso dal decreto sindacale di nomina».

Dopo aver ricordato che il Comune aveva bandito un concorso per un posto da “Specialista della comunicazione ”, presso l’ Urp («che fine ha fatto?», si chiedono i consiglieri), il gruppo del Pd aggiunge un’altra polemica sull’argomento: «Nel caso di specie, inoltre, è assolutamente inopportuna la scelta da parte del primo cittadino di nominare come collaboratrice Urp una persona già nominata in precedenza e candidata nelle recenti elezioni proprio nella lista civica del sindaco. Qui non sono in discussione le capacità e il valore della persona, ma si critica fortemente il metodo, si contesta senza mezzi termini la scelta politica, che denota come l'interesse pubblico continui ad essere confuso con gli interessi politici di parte. C’è un grave vizio di fondo in queste scelte compiute dal sindaco, lo stesso vizio da cui sono affetti tutti gli atti politici di rilievo compiuti fino ad ora: la convinzione che il successo elettorale consenta di poter fare ciò che si vuole».