Il sindaco Brucchi alla prova del sei

Nella riunione di maggioranza di oggi la riduzione del numero degli assessori. Nuova proposta per uscire dal tunnel
TERAMO. Quel che resta della maggioranza in Comune si presenta alla “prova del 6”. È il numero che potrebbe rimettere in careggiata il sindaco Maurizio Brucchi spingendolo a ritiriare le dimissioni. Sono sei, con una difficile opzione sul settimo, i posti in giunta che dovrebbero restare a disposizione sua e degli alleati dopo la trattativa con i dissidenti Alfredo Caccioni, Vincenzo Falasca e Domenico Sbraccia dai quali dipende la sorte dell'amministrazione. Il numero, posto dai tre come condizione essenziale del loro rientro nei ranghi, aleggiava domenica sera durante la cena che Brucchi ha voluto offrire agli attuali nove assessori nella sua casa di campagna a Colleminuccio. Non tutti hanno digerito i fusilli con fave e guanciale con cui il sindaco ha condito il suo ragionamento. C'è chi ritiene che il sacrificio imposto dagli assessori costretti a fare le valige, come già avvenuto nei quasi tre anni trascorsi dalle elezioni, non stabilizzerà la maggioranza seppure con uno scarto risicato rispetto all'opposizione. Nessuno, però, può restare attaccato alla poltrona a dispetto della volontà del sindaco e degli alleati. Così, se il confronto non salterà prima sul documento programmatico stilato da Brucchi, l'efficacia taumaturgica del numero 6 sarà certificata al termine dell'incontro che il sindaco ha convocato per oggi pomeriggio con dissenti e fedelissimi. Non ci saranno gli ex della maggioranza. "Al centro per Teramo", in particolare Guido Campana, attende gli sviluppi della riunione per constatare l'esistenza di uno spiraglio di rientro. Raimondo Micheli di Fdi-An, a cui il coordinatore regionale Giandonato Morra ha rimesso la decisione, non ci pensa nemmeno a rispondere all'invito: «Non partecipo alle riunioni di maggioranza da tre anni e non vedo cosa sia cambiato negli ultimi 15 giorni». Il consigliere rivendica il fatto di aver segnalato al sindaco problemi amministrativi e politici nel momento della sua uscita dalla maggioranza. «Adesso la responsabilità è mia che sono solo e non ho un gruppo di quattro o cinque persone?», domanda Micheli, «qualcuno avrà avallato anche l'ultima operazione di riallargamento della giunta e dunque il sindaco si rivolga a loro». Micheli si ritiene offeso anche dalle illazioni secondo cui sarebbe pronto a barattare il suo ritorno in maggioranza per il posto di presidente del consiglio comunale messo a disposizione da Milton Di Sabatino: «È una volgarità, non ho chiesto e non voglio nulla. La responsabilità va assunta da chi ha creato questa situazione». Con il taglio a sei, a rimetterci sarà soprattutto "Futuro in" che dimezzerà la propria rappresentanza in giunta. In uscita ci sono Eva Guardiani, che pure è l'unica del gruppo vicino a Paolo Gatti ad aver retto a tutti i precedenti sconquassi, e Silvio Antonini, a cui il cinismo della politica riserverebbe il beffardo destino di aver ricoperto la carica di assessore per poco più di mese. Per "Futuro in" resterebbero in carica Caterina Provvisiero e Franco Fracassa, mentre agli altri gruppi spetterebbe un solo rappresentante. L'Ncd perderà così uno dei due posti e a lasciarlo dovrebbe essere Mario Cozzi, svantaggiato dai vincoli della rappresentanza di genere rispetto a Valeria Misticoni. Il destino di Roberto Canzio è legato a doppio filo a Sbraccia che non dovrebbe allontanarsi da "Insieme per Te".
Gennaro Della Monica
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