Il sindaco contro Musumeci: «Sbaglia sulla ricostruzione»

21 Settembre 2023

Bocciato il disegno di legge preparato dal ministro: «Comuni non coinvolti e manca una vera semplificazione»

TERAMO . Provvedimento «calato dall’alto» che aggrava la burocrazia a carico dei Comuni, senza mettere a loro disposizione gli strumenti necessari. C’è poco o nulla da salvare, secondo il sindaco Gianguido D’Alberto, nel disegno di legge sulla ricostruzione messo a punto dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci. Per il primo cittadino che è anche presidente abruzzese dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, di cui è anche delegato agli interventi nell’area del cratere sismico del Centro Italia, il testo appena licenziato dal Governo è una sorta di «collage» di norme estrapolate da varie disposizioni per la gestione delle emergenze che si sono susseguite negli ultimi anni.
«Così risulta disorganico e inefficace», puntualizza D’Alberto per il quale c’è un errore di partenza: «Quello di non aver condiviso l’elaborazione del provvedimento con le amministrazioni locali, facendo tesoro delle esperienze maturate da chi ha vissuto direttamente le difficoltà del periodo post-emergenziale». Se lo scopo della legge, come nelle intenzioni del Governo, è di creare un modello normativo unico per far fronte agli effetti delle calamità naturali, senza dover partire ogni volta da zero, secondo il sindaco c’è molto da correggere e rivedere. «Tanti aspetti, che si sarebbero potuti inserire, non ci sono in effetti», fa notare, «ad esempio i Comuni non vengono indicati tra i soggetti attuatori degli interventi per la ricostruzione». In compenso, però, alle amministrazioni locali vengono affidate una serie di incombenze procedurali «specificando che queste vanno gestite con le stesse risorse di cui già dispongono».
Niente fondi né personale in più dunque: una soluzione che D’Alberto definisce «inaccettabile». Di fatto la legge quadro, stando sempre all’interpretazione del primo cittadino, cancellerà l’Ufficio speciale per la ricostruzione «che svolge un importante funzione di filtro» scaricando ulteriori responsabilità sugli enti territoriali. Ai Comuni, invece, verrebbe sottratta la possibilità di incidere nell’indicazione delle priorità per gli interventi sugli edifici pubblici. «Deciderà il commissario», evidenzia D’Alberto, «ma le indicazioni dovrebbero comunque arrivare dai territori». Il testo sarebbe carente anche sul fronte della semplificazione delle procedure. «Per i danni lievi al patrimonio privato servono misure che consentano di far partire subito i lavori», osserva il sindaco, «svincolandoli dagli adempimenti previsti per gli interventi più pesanti». Secondo D’Alberto, inoltre, il disegno di legge non supera le rigidità di suddivisione temporale tra emergenza e ricostruzione. «Se prima si fa la messa in sicurezza e dopo si inizia a ricostruire, c’è il rischio di continuare ad allungare i tempi», puntualizza, «la riparazione dei danni inizia già il giorno dopo l’evento calamitoso, le due fasi devono viaggiare di pari passo». Servono, insomma, misure strutturali di semplificazione che nel disegno di legge sarebbero relegate a un generico richiamo al sistema delle ordinanze speciali: non basta, a detta del sindaco. «È questa la differenza evidente, ad esempio, tra i vincoli entro cui devono muoversi i Comuni e le diocesi», conclude, «che hanno tempi più rapidi».
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