Il sindaco di Montefino è guarito e torna in Comune «Sono uscito dall’inferno»

18 Aprile 2020

Piccari negativo al quarto tampone, il ricordo dei drammatici giorni in ospedale «In stanza con il veterinario che è morto, gli avevo detto: ci rivedremo fuori»

TERAMO. «Ho visto l’inferno e ne sono uscito»: Ernesto Piccari ha dovuto aspettare il quarto tampone per avere, come dice lui, «la patente di negativo». Da ieri mattina è tornato in municipio, ma di fare il sindaco di Montefino non ha smesso nemmeno quando il Covid lo ha portato in ospedale dopo averlo colpito con la violenza dirompente dell’inevitabilità come è successo a tanti altri suoi colleghi medici. Perché Piccari è medico di base a Castiglione Messer Raimondo, il centro della zona rossa con il più alto numero di vittime. Fino all’ultimo è rimasto in ambulatorio, poi quando è comparsa la febbre si è messo in isolamento a casa e, quando le condizioni non lo hanno più consentito, è stato ricoverato all’ospedale di Atri. Qualche giorno dopo è stata ricoverata anche la moglie.
Dal primo aprile è tornato a casa, in isolamento, in attesa, come la chiama lui, «della patente di guarito». Che è arrivata dopo oltre un mese. Insieme al pensiero per chi non ce l’ha fatta. Come Eraldo De Santis, il 65enne veterinario di Notaresco morto dieci giorni dopo il padre. «In ospedale eravamo insieme nella stessa stanza», racconta Piccari, «quando sono uscito gli ho detto che ci saremmo rivisti fuori, ci saremmo abbracciati fuori, avremmo parlato di questa brutta esperienza condivisa in una stanza dell’ospedale. Purtroppo non sarà così. Inutile dire che una esperienza così ti segna per sempre: come uomo, come medico. Ho continuato a sentire i miei pazienti anche quando ero in ospedale ma alcuni li ho persi e per un medico è sempre difficile arrendersi alla morte. Da questa emergenza abbiamo imparato molto, ma impareremo ancora tanto perché cambierà tutti noi. Anzi, ci ha già cambiati». In municipio ad attenderlo ha trovato i suoi dipendenti, i suoi colleghi amministratori. «Tanta emozione», ammette Piccari, «tanta nonostante il necessario distanziamento sociale. In un centro piccolo come il nostro ci si conosce tutti e il municipio è una sorta di famiglia allargata. Voglio ringraziare i miei concittadini che non hanno fatto mancare la loro vicinanza con una telefonata, un messaggio. A loro, a tutti loro, dico che ce la faremo, che vinceremo. Anzi che abbiamo già vinto anche se è difficile crederlo soprattutto per i tanti che non ci sono più. Ma bisogna ripartire dai guariti, da chi è riuscito a farcela grazie anche all’impegno infinito di medici e infermieri degli ospedali, a cominciare da quello di Atri, impegnati in turni massacranti ma sempre pronti a regalare un sorriso e una speranza. Ecco ora è arrivato il momento di parlare del domani».
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