Il sindaco: «L’ospedale resti a Teramo»

20 Giugno 2019

D’Alberto si schiera contro l’ipotesi di realizzare il presidio unico provinciale a Mosciano, come chiesto da un comitato

TERAMO. Niente campanilismi deleteri, ma un’azione comune per il riordino della sanità pubblica. Il sindaco Gianguido D’Alberto condensa in questo concetto la sua posizione sull’ospedale provinciale. Non è una novità assoluta, anzi si tratta di un argomento già più volte affrontato negli stessi termini dal primo cittadino teramano, ma le sue considerazioni assumono un significato particolare perché seguono di poche ore la richiesta di un comitato sorto a Mosciano – del quale fa parte anche il sindaco Giuliano Galiffi – che vorrebbe sul proprio territorio la nuova struttura sanitaria, adducendo una serie di motivazioni di tipo logistico e tecnico che farebbero propendre verso questa scelta.
D’Alberto non nomina mai questa sollecitazione rivolta alla Regione, ma ribadisce quelli che per lui sono i punti fermi dell’operazione. «La via più ragionevole e probabilmente l’unica percorribile, potrà essere quella di trovare un luogo baricentrico, che tenga conto delle distanze fisiche e anche delle patologie dei fruitori, dei potenziali pazienti», sottolinea il sindaco a detta del quale dunque «il ruolo di Teramo deve essere ancora una volta principale, non solo perché è capoluogo ma anche perché, proprio dal punto di vista della collocazione geografica, è centrale rispetto all’intera provincia». Per D’Alberto «ciò non significa che in altri territori non potranno esservi ospedali di primo livello, nei quali determinati ambiti specialistici vengano garantiti per dare un migliore servizio ai cittadini». Una struttura di secondo livello, a valenza provinciale, non potrebbe però essere collocata altrove se non a Teramo. A questa conclusione il sindaco arriva non sulla base di un «ragionamento di campanile», ma valutando premesse e prospettive sui cui avviare una «discussione onesta intellettualmente, che parta dal contenuto e non dal contenitore». Secondo il sindaco «dobbiamo innanzitutto chiederci cosa debba essere il nuovo ospedale e chiarirci su questo». La priorità, su cui coinvolgere le istituzioni e la comunità provinciale, è andare in deroga al decreto Lorenzin. «Non è possibile, in un territorio morfologicamente strutturato come il nostro, con un deficit infrastrutturale e di collegamenti sia su gomma che su rotaia», osserva, «pensare ad un solo ospedale di secondo livello da realizzare all’Aquila». Stabilito questo si tratta di individuare la collocazione migliore per la struttura, tenendo conto di criteri come composizione e distribuzione della popolazione sul territorio. «Pensare di dislocare un ospedale lontano dalle aree montane, che sono quelle tra l’altro dove ad oggi ancora vive la maggior parte della popolazione anziana», evidenzia D’Alberto, «significherebbe creare un evidente disservizio nei confronti della popolazione della provincia teramana». La posizione strategica migliore sarebbe quindi quella di Teramo.
«Del resto non esiste alcuna provincia», osserva ancora il sindaco, «che veda il proprio rilancio sulla base dell’indebolimento del proprio capoluogo». Se l’obiettivo è migliorare il servizio offerto ai cittadini, questo secondo D’Alberto deve spingere «tutta la provincia a fare una battaglia unitaria e quindi a trovare un luogo idoneo, nell’interesse collettivo». L’invito lanciato dal primo cittadino teramano è quindi a «superare ogni campanilismo che rischierebbe di impedire un riordino ed una riqualificazione complessiva dell’offerta sanitaria provinciale».
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