Il sindaco: «Screening per le categorie a rischio»

D’Alberto boccia il modello applicato all’Aquila: «Tempi lunghi e adesione bassa Dobbiamo operare in maniera chirurgica: scuole, case di riposo, forze dell’ordine»
TERaMO. Con dati che oscillano dai 232 nuovi casi comunicati lunedì ai 48 di ieri, la provincia di Teramo in termini di nuovi positivi segue a ruota quella dell’Aquila, che risulta la più colpita in Abruzzo da questa seconda fase di pandemia.
Una situazione che porta il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto a chiedere un’accelerazione sullo screening di massa con i test rapidi, anche alla luce di un eventuale passaggio, nelle prossime settimane, dalla zona rossa a quella arancione. Passaggio che però, visti i numeri dei ricoveri e dei posti occupati nelle terapie intensive, non sembra poi così scontato. «In questi giorni abbiamo assistito a delle oscillazioni sui numeri anche abbastanza anomale», commenta il primo cittadino, «in ogni caso siamo in una situazione in cui, in attesa che si decida sulla sorte della regione in termini di passaggio da una zona all’altra e a fronte di una comunicazione a livello regionale spesso schizofrenica, è assolutamente necessario, se ce n'è la volontà, accelerare sullo screening di massa a Teramo e nel resto del territorio, perché di fatto siamo già in ritardo».
Il sindaco sottolinea come sia in contatto costante con la protezione civile regionale, impegnata in questi giorni all’Aquila. «Credo sia indispensabile mettere in campo tutta la macchina della sanità», continua D’Alberto, «vedendo come è stato organizzato lo screening all’Aquila, se lo spirito era quello di seguire il modello Bolzano direi che non ci siamo riusciti. Lo screening è stato spalmato su più settimane e l’adesione è bassa e così rischia di rimanere fine a se stesso». Da qui la necessità di valutare fin da adesso come eseguire i test sul territorio teramano nel modo più efficace possibile. «Visto che non essendoci organizzati per tempo non sarà possibile replicare il modello Bolzano», spiega dunque il sindaco, «credo che la soluzione più opportuna sia quella di operare in maniera chirurgica, per categorie. Penso alla scuola, alle case di riposo, alle forze dell’ordine e a tutte quelle fasce di popolazione che sono maggiormente esposte al rischio contagio». Solo in questo modo, per D’Alberto, lo screening potrebbe in parte sanare il vulnus più significativo di questa fase, che è quello del tracciamento, saltato da tempo. Questioni che il primo cittadino ha affrontato ieri pomeriggio anche nella riunione in prefettura.
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