Il sindaco sempre più deciso a dimettersi

Il consigliere D’Alberto: «Ormai è rimasto solo e sta cercando di costruirsi un testamento politico»
TERAMO. Su tutto ciò che avverrà – o non avverrà – di qui all’anno prossimo sul fronte delle scuole comunali avrà un peso determinante la durata dell’amministrazione Brucchi. Che, da quanto trapela, assai probabilmente è arrivata agli ultimi giorni. Il sindaco, se volesse correre per il Parlamento, dovrebbe dimettersi entro il 15 settembre. E i segnali che manda, ai suoi come all’opposizione, sono che è sempre più determinato a dimettersi. Non solo e non tanto perché Silvio Berlusconi lo avrebbe inserito in un elenco di candidabili di Forza Italia, ma anche (e forse soprattutto) perché è rimasto senza una maggioranza e al momento non sarebbe in grado di superare lo scoglio dell’approvazione del bilancio. Brucchi è un orgoglioso e non accetterebbe di essere sfiduciato in consiglio dopo nove anni di lavoro duro, portato avanti tra difficoltà sempre crescenti e con sempre meno aiuti e sostegni.
Ieri, in commissione, Gianguido D’Alberto ha provato invano a stanarlo. «Ci ha parlato di programmazione», dice l’ex capogruppo Pd, «ma non sappiamo neanche se questa sarà o meno l'ultima commissione. Ho chiesto chiarezza, una risposta politica, e lui non ha risposto. Avrebbe potuto anche smentirmi sulle ventilate dimissioni, ma non lo ha fatto. In realtà da quello che fa e dice è chiaro che sta cercando di costruirsi un testamento politico che gli servirà a dimettersi senza disonore, per questo parla di 1.500 alunni sistemati e di buona programmazione. In realtà», sottolinea D’Alberto, «è rimasto un uomo solo al comando, non ha più condiviso le scelte. Oggi inizialmente erano presenti gli assessori a ricostruzione e scuola Di Sabatino e Provvisiero che non sono minimamente intervenuti, e nessun consigliere di maggioranza ha parlato; è evidente che dietro il sindaco non c'è una squadra».
Voci di corridoio dicono che sarebbero in corso colloqui per convincere almeno un paio dei fuoriusciti dalla maggioranza a votare il bilancio. «A me», taglia corto Brucchi, «non ha chiamato nessuno».(d.v.)
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