Il sisma e la psiche «Le scosse continue minano il cervello»

La psicologa a famiglie, docenti e personale del Delfico «Se non superate il trauma in un mese, chiedete aiuto»
TERAMO. Il terremoto come trauma ripetuto, che si fa fatica a superare perché il nostro cervello non ha avuto il tempo di rielaborare quanto accaduto di fronte alle scosse succedutesi una dietro l'altra, prima il 24 agosto, poi il 26 e 30 ottobre 2016, e di nuovo il 18 gennaio scorso, appena un mese fa. Parola di specialista: «Anche persone che non hanno mai avuto bisogno di psicologi o psichiatri, durante un evento di questa portata possono sviluppare dei sintomi (come problemi legati al sonno, quali l'insonnia, o difficoltà di concentrazione che portano a sobbalzare ad ogni minimo scricchiolio, ndc). Sono normali segni di rielaborazione del trauma».
A spiegarlo è stata Emanuela Nittoli, la referente locale di Emdr Italia, un'associazione di psicologi attiva nelle scuole del Centro Italia colpite dal sisma, durante l'incontro che si è svolto ieri mattina nell'aula magna del convitto Delfico di fronte ad una settantina di persone, tra genitori, docenti e personale scolastico. L'evento, proposto dal comitato genitori Delfico e accolto positivamente dalla dirigente dell'istituto superiore Delfico-Montauti Loredana Di Giampaolo, rientra nell'ambito delle iniziative volte a migliorare la sicurezza degli studenti, configurandosi come un appuntamento preliminare e conoscitivo per l'avvio di successivi gruppi di lavoro con i ragazzi della scuola per aiutarli ad affrontare l'esperienza del terremoto.
«Un evento si definisce traumatico quando è improvviso, inaspettato, ed è percepito dalla persona come minaccia alla sua sopravvivenza, suscitando un sentimento di intensa paura, senso di impotenza, perdita di controllo», ha detto ancora la psicologa, spiegando che le catastrofi naturali, come il terremoto, rientrano a pieno titolo nella categoria. «Di fronte al sisma reagiamo come nella giungla di fronte al leone, percepito come minaccia alla nostra sopravvivenza e integrità fisica. Stiamo parlando di reazioni subcorticali, che partono dall'Amigdala», ha detto Nittoli. Reazioni, quindi, che non sono mediate dalla razionalità perché appartengono a quel bagaglio di meccanismi appresi dalla specie umana con l'evoluzione per far fronte a pericoli imminenti. «Nei primi 30 giorni dopo un evento traumatico possono mostrarsi una serie di sintomi, segnale che il cervello sta facendo il suo naturale percorso di elaborazione», ha concluso la psicologa, «se dopo questo primo lasso di tempo le persone continuano ad accusare i sintomi oppure non riescono a ripristinare la qualità di vita precedente all'evento traumatico, evidentemente il cervello ci sta dicendo che da solo non riesce ad elaborare ed allora è bene chiedere aiuto».
Chiara Di Giovannantonio
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