Il sogno di Letizia: «Io non vedente voglio diventare una scrittrice»

17 Settembre 2021

Ha 37 anni, è una musicista che studia canto e ha una laurea conseguita al Dams di Bologna Ha pubblicato il suo primo romanzo giallo: «Non mi sono mai arresa anche se le difficoltà ci sono»

ISOLA DEL GRAN SASSO. Ha dovuto imparare a scrivere in braille prima dei suoi compagni per non restare indietro al primo anno delle elementari e con la scrittura è stato “amore a prima lettera” tanto da diventare paroliere di canzoni e autrice del romanzo “Era solo una voce”. Ma non c’è montagna che non si possa scalare quando c’è la voglia di raggiungere i propri traguardi e in questo viaggio di salite e discese, di cadute e rialzate, la disabilità non ha costituito un limite, ma una risorsa.
Il viaggio che Letizia Ciarrocchi, 37enne di Isola del Gran Sasso, non vedente dalla nascita si è conquistata tappa per tappa e vuole continuare a viverlo senza arrendersi e sempre con il sorriso. Un messaggio di coraggio che ricorda quello dell’atleta reduce dalle vittorie alla Paralimpiadi e ospite al Parlamento europeo Bebe Vio. «L'essere non vedente mi ha procurato ostacoli», racconta, «difficoltà che derivano dal non vedere in sé, che a volte ancora oggi faccio fatica ad accettare anche se ho dovuto per forza di cose abituarmi, e per tutto quello che fa da contorno alla mia situazione visiva. Ma non c’è ostacolo che non si possa superare».
E così Letizia ha coronato i suoi sogni: è una musicista che ha conseguito prima la licenza di solfeggio, il compimento inferiore di pianoforte, il diploma di musicoterapia con vari tirocini, ha studiato canto moderno con la tecnica americana “Voicecraft”, attualmente studia canto con una tecnica integrata e ha scritto diverse canzoni anche su temi come la disabilità. Parla bene l’inglese certificato Cambridge ed è anche laureata al Dams di Bologna, un’esperienza da studentessa fuori sede che ha voluto affrontare da sola. «Nulla è stato facile, non mi sono mai buttata giù e ho vissuto il periodo universitario condividendo la casa con altre studentesse come fanno tutti» aggiunge.
Un giorno, tornata a Isola, ha deciso di scrivere un libro. «Sotto il primo lockdown ho ricevuto la telefonata dell’editore che mi comunicava della pubblicazione: è stata un’autentica gioia» confida emozionata mentre stringe tra le mani “Era solo una voce”, il suo primo romanzo giallo la cui prefazione è stata curata dalla scrittrice Barbara Alberti. Ma Letizia ha ancora tanti altri obiettivi da raggiungere e oltre a fare la scrittrice vorrebbe trovare un lavoro stabile che le impegnasse le giornate, anche se le difficoltà sono tante. «Mi definisco un albero con tanti rami, considerate le tante attività che svolgo e non intendo fermarmi», continua, «trovare un lavoro è già difficile, la pandemia ha aggravato la situazione e per noi disabili lo è ancora di più. Sono iscritta alle liste di collocamento, ma è lo Stato che deve intervenire finanziando gli enti locali per l'inserimento delle persone con disabilità e assumere personale di accompagnamento. Il lavoro nobilita l’essere umano e lo fa sentire utile a sé stesso e alla collettività e noi giovani, senza distinzioni, vogliamo sentirci utili, ma soprattutto realizzati e felici».
©RIPRODUZIONE RISERVATA