Il soldato Ruslan rivede dopo un anno la moglie e il figlio

8 Marzo 2023

Olena è a Isola con il piccolo Edgar. Il marito in licenza: «Qui ho provato l’emozione più grande della mia vita»

ISOLA DEL GRAN SASSO. «Rivedersi è stata l’emozione più grande della nostra vita. Ci siamo abbracciati stretti stretti tutti e tre e in quel momento che volevamo non finisse mai abbiamo pianto di gioia e di liberazione come non avevamo fatto in un anno di lontananza, preoccupazione, ansia e tristezza». Sono cariche di emozione le parole del 47enne soldato volontario ucraino Ruslan Zhydkov e di sua moglie 46enne Olena mentre il figlio di sei anni Edgar li osserva con occhi vispi. La famiglia si è ricongiunta temporaneamente a Isola del Gran Sasso dove Olena ed Edgar hanno trovato accoglienza e dove li ha raggiunti Ruslan approfittando di due settimane di licenza dall’esercito ucraino. Una vita matrimoniale felice con due figli, Edgar e la 26enne Anastasja (che vive con la propria famiglia al confine con la Romania) e tanti progetti che la guerra ha sconvolto generando due esistenze separate, con Ruslan rimasto a Kharkiv a difendere la patria e Olena in Italia per proteggere il figlio, ma senza mai intaccare il legame profondo che li unisce da quando erano adolescenti. Un lungo anno senza vedersi, ma solo sentirsi tramite telefono e messaggi è sembrato loro «un’ eternità», come hanno confidato. «Non troverò mai le parole per descrivere quello che ho provato nel rivedere la mia famiglia, è grazie al loro amore che ho avuto la forza di andare avanti», prosegue Ruslan, mentre Olena aggiunge: «Appena ci siamo rivisti ci siamo presi mano nella mano senza lasciarci per due giorni». Il piccolo Edgar sorride e mentre scarta una merendina esclama: «Sono felicissimo che papà è qua, lui è tanto bello». Ieri Ruslan ha compiuto gli anni: un compleanno speciale per il soldato il cui pensiero va anche ai tanti militari come lui che sono lontani dalle proprie famiglie. «Ho visto cose inaudite, la nostra città è distrutta all’80% e, anche se è stata liberata, temiamo una rappresaglia russa a difesa della quale stiamo costruendo linee con grossi blocchi di cemento», ha detto ancora, «c’è solo dolore e disperazione, ma la guerra ti dà l’istinto non solo di salvare se stessi, ma soprattutto chi è in difficoltà: per questo sono rimasto e tornerò in patria. Ho tantissima paura, ma sento il dovere di aiutare la mia gente con la speranza forte della vittoria dell’Ucraina. Ringrazio l’Italia che ha accolto la mia famiglia e per gli aiuti che ci invia». Ruslan tornerà sul fronte la settimana prossima. «L’istinto è di partire con lui, ma devo rimanere per proteggere Edgar che qui è sereno, va a scuola e ha gli amici», ha confidato Olena con gli occhi lucidi, «io invece sono tormentata dall’ansia e dalla paura per Ruslan, questa non è più vita». Mentre Edgar è tutto intento a raccontare al papà della scuola nuova e della mensa dove mangia la sua amata pizza italiana, Olena conclude: «Ogni attimo insieme è un dono e una benedizione per noi, speriamo di tornare presto nella nostra Ucraina e alla nostra esistenza felice».
IL DRAMMA DI NELIA
A Isola è ospite anche Nelia Tanabash che combatte ogni giorno con il dolore di avere il figlio, un poliziotto di Mariupol, disperso e che fonti militari hanno dato per morto. Le ultime notizie apprese dalla nuora in Ucraina riportano di una possibile prigionia in Russia per il 39enne Anatoly che non comunica più con la madre da circa dieci mesi. Gli occhi di Nelia, che è rifugiata a Isola con la sorella, le nipoti e la mamma 82enne sono consumati dalle lacrime, dalle notti insonni e dai tantissimi interrogativi su dove sia Anatoly. «Prima che entrassero i russi avevamo una vita perfetta e felice», ha raccontato Nelia, che in Ucraina è un’insegnante di asilo, «ora non abbiamo più nulla, la nostra casa a Mariupol è stata bombardata nove volte, la mia nipotina è nata nel marzo scorso nell’ospedale bombardato. Non volevamo lasciare la città, ma stavamo morendo di fame e alla fine ci siamo convinti a partire, ma Anatoly che è un poliziotto è rimasto ad aiutare la nostra gente. Ci sentivamo quando era possibile, poi mi è arrivata la tragica notizia della sua morte». A Nelia arrivano tante notizie che non può verificare, rimandando di continuo la verità. «Prima mi hanno detto che Anatoly era morto in un’esplosione, quindi sepolto in una fossa comune, poi che i soldati in fuga lo hanno lasciato agonizzante in un palazzo, ma quando sono tornati l’edificio era stato bombardato. Ora se è in una prigione russa e non oso immaginare quello che potrebbe subire. Noi comunque non abbiamo il suo corpo». Un generale ucraino che ha contattato la nuora di Nelia sta avviando la pratica per riconoscere Anatoly eroe nazionale ucraino e insignirlo per il suo coraggio, ma Nelia non si arrende: «Trascorro le giornate con la speranza che mio figlio torni, nel mio cuore è vivo e lo sento. Non so chi è colpevole di questa guerra, ma non è una guerra giusta e a rimetterci sono le anime innocenti e nobili come Anatoly».
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