Il “succhiotto” è violenza sessuale
La Cassazione conferma sei anni a un teramano accusato di stupro
TERAMO. Indubbiamente il “succhiotto”ha natura sessuale perchè non è «un mero toccamento fuggevole delle labbra con una parte del corpo, ma esige una attività prolungata sul corpo stesso che, proprio per la sua durata ed intensità, esprime esattamente quella carica erotica che il concedersi con piacere alla bocca altrui comporta». È la Cassazione a iscrivere a pieno titolo questo atto – detto anche «morso d'amore» ricordano i giudici della Suprema corte – tra quelli a valenza sessuale, rilevando che chi lo lascia impresso contro la volontà altrui commette violenza sessuale e rischia la condanna, più o meno elevata in base alle gravità della situazione. In particolare, la Cassazione – con una sentenza depositata ieri – ha confermato la condanna a sei anni e due mesi di reclusioni nei confronti di G.I., teramano, sposato, accusato di aver imposto rapporti sessuali con violenza alla donna con la quale aveva avuto una relazione extraconiugale e che lo aveva lasciato. Tra le violenze per le quali è stato condannato c'è appunto anche il succhiotto, oggetto dell'approfondimento da parte dell'Alta corte. Ad avviso dei supremi giudici, inoltre, l'uomo che lo impone con violenza alla partner che lo ha lasciato intende anche usare questo tipo di morso come «strumento di una riaffermata (e malintesa) signoria sulla donna con un simbolo (il livido lasciato sul collo) che vuol significare una intimità sessuale esattamente percepibile e percepita come tale» dalle altre persone «senza necessità di ulteriori specificazioni».

