Il tacco della scarpa si rompe, donna cade e si fa male: risarcita

11 Dicembre 2023

Si danneggia due denti e va in tribunale, la società venditrice e produttrice sborserà 20mila euro La giudice dopo la perizia dell’esperto: «Calzatura non fatta a regola d’arte e insicura per l’uso»

TERAMO. Il tacco della scarpa che si rompe, la donna che cade a terra danneggiandosi due denti e il caso che finisce in tribunale con una sentenza sicuramente destinata ad allungare l’elenco dei tanti pronunciamenti giurisprudenziali a favore dei consumatori. Perché la giudice del tribunale di Pescara Patrizia Medica ha condannato la società venditrice e produttrice della calzatura a risarcire la donna, una professionista teramana assistita dagli avvocati Giampietro Dell’Elce e Antonino Orsatti. Complessivamente, tra danni e pagamento delle spese legali, la società dovrà pagare circa ventimila euro. Le scarpe sono state acquistate in un negozio di Città Sant’Angelo e da qui la competenza territoriale del tribunale pescarese.
Alla base della sentenza civile il responso del consulente tecnico d’ufficio, il ctu, nominato dal magistrato che, così si legge nelle motivazioni della stessa sentenza, ha scritto che ”senza ombra di dubbio la calzatura non è stata realizzata a regola d’arte”, precisando che ”sicuramente lo scollamento è dovuto a un vizio riconducibile al processo produttivo. Con un uso normale della calzatura, come appare dallo stesso di quest’ultima, è assolutamente anormale che sia avvenuto questo distaccamento. Il consulente ha concluso precisando che “certamente per le problematiche costruttive ampiamente descritte, posso dichiarare che tale prodotto è del tutto insicuro per il suo normale utilizzo, così come si è poi verificato”.
I fatti iniziano nel 2018 quando la donna, dopo poco tempo dall’acquisto delle scarpe, cade per la rottura del tacco e si fa male. Scrive ancora la giudice nella sentenza: «L’attrice ha assolto pienamente al proprio onere probatorio provando l’acquisto della calzatura (scontrino d’acquisto), denunciando il vizio entro il termine di due mesi e infine dimostrando la difettosità e la pericolosità della scarpa, così come emerso dall’accertamento svolto in sede di accertamento tecnico preventivo (atp) e dalla prova orale assunta nel presente giudizio. Dalle conclusioni della perizia redatta dal ctu, esperto nella costruzione delle calzature, emerge che «”senza ombra di dubbio la calzatura non è stata realizzata a regola d’arte”... “sicuramente lo scollamento è dovuto a un vizio riconducibile al processo produttivo”. Il ctu ha concluso precisando che “certamente per le problematiche costruttive ampiamente descritte, posso dichiarare che tale prodotto è del tutto insicuro per il suo normale utilizzo». Scrive la giudice: «Trattasi di conclusioni del tutto condivisibili in quanto rese all’esito di un’accurata ricostruzione delle modalità di distacco della tomaia dalla soletta, avendo il perito precisato che a causa di un’imperizia nella realizzazione del prodotto “la tomaia, come il rivestimento di soletta, non sono stati assolutamente cardati”».
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