Il Tar blocca i lavori dell’antenna Iliad

Nell’istanza della società mancavano i pareri di Arta e Asl e altre autorizzazioni, mai forniti nonostante una diffida
SILVI. Il Tar Abruzzo blocca Iliad: per ora la società francese non può alzare antenne sulle colline di Pianacce. La prima sezione del tribunale amministrativo abruzzese, con sentenza dello scorso 26 marzo, ha rigettato il ricorso presentato dalla società telefonica contro il Comune di Silvi e nei confronti dell’Arta Abruzzo, nel quale richiedeva l’annullamento del provvedimento emesso dall’ufficio urbanistico comunale concernente la diffida ad eseguire i lavori. Con nota del 31 luglio 2020 il Comune infatti aveva intimato a Iliad l’immediato divieto di proseguire l’attività di costruzione dell’impianto e la rimozione degli eventuali effetti, avendo rilevato nell’istanza della società la mancanza dei pareri dell’Arta e dell’Asl relativi alle emissioni elettromagnetiche. Assenti anche il parere dell’Autorità di bacino distrettuale e l’attestato di deposito sismico, nonché l’autorizzazione alla realizzazione degli interventi di tutti i proprietari dei terreni confinanti. Iliad aveva a sua difesa detto di aver iniziato i lavori a seguito del silenzio-assenso formatosi in 90 giorni da parte del Comune sull’istanza di autorizzazione, presentata nel settembre del 2019. L’oggetto del contendere riguardava l’installazione di una stazione radio base per rete di telefonia mobile avente basamento in cemento armato sormontato da un pennone alto 18 metri sul quale dovevano essere installate tre antenne e tre parabole.
«La decisione del Tar Abruzzo», ha detto ieri l’assessore all’urbanistica Gianpaolo Lella, «è uno dei rari casi in Italia in cui l’ente pubblico ha vinto contro uno dei colossi multinazionali nel campo delle telecomunicazioni. Considerato che ormai questo genere di impianti è considerato un servizio primario essenziale pubblico come lo sono le reti fognanti e quelle di distribuzione di acqua, gas e corrente elettrica sapevamo che sarebbe stata dura spuntarla contro Iliad. Nondimeno», ha aggiunto l’assessore Lella, «eravamo consapevoli che la multinazionale stava operando senza tenere in alcun conto la diffida fatta dai nostri funzionari, con la quale si imponeva il fermo immediato dei lavori in quanto la documentazione presentata dalla società telefonica internazionale era incompleta. Così come appariva inconsistente la motivazione addotta dal legale della società ricorrente che motivava la ripresa dei lavori di posizionamento dell’antenna in virtù di un presunto silenzio assenso da parte del Comune del tutto inesistente, poiché con la diffida l’ente aveva chiesto l’integrazione della documentazione mancante, mai prodotta da Iliad».
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