Il Tar reintegra Naselli: l’ufficiale torna nell’Arma

Il tribunale amministrativo del Lazio gli riassegna il grado di tenente colonnello I giudici: «Ignorato il ridimensionamento delle accuse fatto dalla Cassazione»
TERAMO. È con una minuziosa e particolareggiata sentenza che i giudici del Tar Lazio accolgono il ricorso, annullano la sanzione disciplinare del comando generale dell’Arma e reintegrano con il grado di tenente colonnello Giorgio Naselli, l’ex comandante provinciale dei carabinieri di Teramo nel 2019 coinvolto nella maxi inchiesta “Rinascita Scott” della Procura di Catanzaro e attualmente a processo per rivelazione di segreto d’ufficio. Con una certezza di fondo che fa da filo conduttore a tutte le 15 pagine del provvedimento (presidente Riccardo Savoia, estensore Claudio Vallorani) e che i giudici amministrativi così mettono nero su bianco: «Diventa contraddittorio e sintomatico di istruttoria incompleta il fatto di non aver dato alcuno spazio (al di là di una mera menzione di essa) a quanto nelle more delibato dalla Suprema Corte di Cassazione in merito ai fatti imputati che, come visto, venivano ad essere indubbiamente ridimensionati con la esclusione della configurabilità (allo stato degli atti istruttori) dell’abuso d’ufficio, dell’aggravante mafiosa e dell’utilizzazione del segreto d’ufficio». Perché nel ricorso al Tar gli avvocati Gennaro Lettieri e Roberto Colagrande hanno sottolineato proprio questo: ovvero come il provvedimento della commissione di disciplina dell’Arma (cioè l’applicazione della massima sanzione prevista nell’ordinamento militare) sia stata motivata solo sulla base dei capi di imputazione formulati dalla Procura senza la valutazione del successivo pronunciamento della Cassazione.
LA CASSAZIONE ha escluso
l’associazione mafiosa
La Cassazione, dopo aver annullato le ordinanze cautelari, ha stabilito che Naselli non ha mai voluto favorire la ’ndrangheta. Pronunciamento ribadito dal gup che al termine dell’udienza preliminare ha rinviato a giudizio il militare escludendo l’aggravante mafiosa e stabilendo che non c’è stata connessione con i fatti contestati dalla Procura di Catanzaro (guidata da Nicola Gratteri) all’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli. L’accusa di rivelazione d’ufficio a Pittelli è stata respinta dall’ufficiale al Riesame con i magistrati di questo tribunale che, all’epoca dei fatti, hanno ritenuto insussistenti due ipotesi di reato relativi alla rivelazione del segreto d’ufficio.
Per la suprema Corte
Niente abuso d’ufficio
A questo proposito, così si legge nella sentenza del Tar: «La Cassazione, in particolare, ha valutato insussistente il reato di abuso d’ufficio, sulla scorta delle conversazioni telefoniche avute dal ricorrente, osservando come quest’ultimo, al di là di una vaga e generica disponibilità (per così dire di cortesia) non si è mai attivato per assecondare le richieste dell’interlocutore né tantomeno ha mai compiuto alcuna condotta fattiva ovvero ha rallentato l’emissione del provvedimento conclusivo del procedimento prefettizio, in relazione al quale gli erano state sollecitate delle informazioni. La Suprema Corte ha poi escluso anche l’aggravante dell’articolo 416-bis (associazione mafiosa ndr) ritenendo la contestazione di essa apparente e contraddittoria, poiché nella sostanza non fondata su alcune elemento concreto». Ed è proprio sulla base di tutto questo, secondo i giudici del tribunale amministrativo, «che la commissione di disciplina, a seguito di un così palese ridimensionamento della posizione dell’imputato in sede penale, derivante da una motivata valutazione del giudice di legittimità, non poteva più limitarsi, come di fatto avvenuto, a una motivazione “per relationem” basata soltanto sugli esiti delle indagini preliminari del procedimento penale, né fondare le sue conclusioni soltanto sui contenuti di una ordinanza cautelare nelle more revocata».
IL COMMENTO
DEll’AVVOCATO LETTIERI
Così commenta l’avvocato Lettieri: «La sentenza del Tar annulla la pesante sanzione disciplinare della perdita del grado comminata al tenente colonnello Naselli per i fatti contestati nel processo “Rinascita Scott” di Catanzaro. La decisione si riallaccia, non a caso, alla dirimente pronuncia della Corte di Cassazione che aveva demolito l’intero capo di imputazione sulla base del quale era stata disposta la custodia cautelare. In forza della decisione del Tar il tenente colonnello Naselli verrà verosimilmente reintegrato. Resta da chiedersi per quale motivo sia ancora imputato nel processo pendente dinanzi al tribunale di Vibo Valentia. Certo è che non appena la vicenda giunge all’esame degli organi giudiziari superiori e lontani dal distretto di Catanzaro, l’innocenza di Naselli viene pienamente e costantemente riconosciuta».
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