Il Tar sblocca i lavori per l’antenna 5G

Accolto il ricorso della società Inwit contro l’ordinanza del Comune che ha fermato l’installazione per carenze nei permessi
GIULIANOVA. L’antenna 5G nella frazione Case di Trento sarà installata a breve. È l’effetto prodotto dalla sentenza del Tar che annulla sospensione dei lavori per l’attivazione dell’impianto disposta dal Comune. La compagnia Inwit vince così la battaglia legale e l’ente dovrà farsi carico delle spese di giudizio. La società aveva impugnato l’ordinanza dell’ufficio tecnico, risalente allo scorso 13 settembre, che ha bloccato sine die l’installazione dell’antenna. Al Comune, salvo un eventuale appello, non resta che prendere atto della decisione e far ripartire l’intervento.
Nella sentenza che accoglie le tesi di Inwit si legge in particcolare che «per la realizzazione di infrastrutture per impianti di telefonia occorre solo l’autorizzazione unica che assorbe in sé anche i profili edilizi e urbanistici dell’intervento». In pratica, il codice della comunicazione appare come prioritario rispetto al codice degli appalti e non si ritiene quindi necessario il permesso di costruire da parte dell’ente, poiché una volta delineatasi la fattispecie del silenzio assenso in seguito alla Scia (segnalazione inizio dei lavori), l’amministrazione non può più mettere in discussione la validità del titolo conseguito dall’operatore e nemmeno sospendere i lavori per carenze relative all’autorizzazione stessa. Il Comune a settembre aveva disposto la sospensione dei lavori, recependo anche le preoccupazioni espresse dal comitato contro l’antenna 5G costituito dai residenti di Case di Trento. Proprio i cittadini della zona avevano avviato iniziative finalizzate a impedire l’installazione dell’impianto destinato alla telefonia mobile, avviando anche una raccolte di firme in cui si evidenzia che la struttura è troppo vicina alle abitazioni e quindi potenzialmente pericolosa per la salute pubblica. Nell’ordinanza firmata dal dirigente dell’area tecnica era stata contestata alla Inwit la mancanza di titolo edilizio idoneo e del permesso di costruire, oltre alla non conformità dell’intervento al piano per la protezione dalle espansioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Secondo il tribunale amministrativo, però, la società non aveva bisogno di quei per messi per far partire l’intervento contestato e dunque ha dichiarato illegittimo il provvedimento emesso dal Comune, condannando l’ente a pagare tremila euro.
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