Il tribunale ci riprova Terza asta per il Baccanale

Il 6 febbraio si tenterà la vendita di attrezzature e marchio del locale dei Tigli ma questa volta il prezzo è stato quasi dimezzato: si parte da 70mila euro
TERAMO. Baccanale, terzo tentativo. Il giudice fallimentare Giovanni Cirillo ha infatti fissato, per la terza volta, la vendita all’asta dell’elegante locale di viale Mazzini. Il 6 febbraio per un importo a base d’asta di 70mila euro saranno messe in vendita le attrezzature e il marchio. Le precedenti due aste sono andate deserte e dal primo prezzo a base d’asta di 136.150 euro si è scesi man mano ai 70mila attuali.
Accanto alla vendita di marchio e attrezzature c’è la possibilità per l’acquirente di usufruire di un accordo, già preso con la proprietà dei locali, la “Immobiliare Sant’Atto”, di affittare il locale a 3.900 euro al mese più Iva. Quindi in teoria, se la vendita andrà a buon fine, in primavera il locale – che offriva diversi servizi: gelateria, ristorazione, bar e pizzeria – potrà tornare attivo, dopo il fallimento della società Baccanale, avvenuto il 17 febbraio 2016. Curatori sono stati nominati i commercialisti Paolo Quaranta e Paolo Di Sabatino, coadiutore legale l’avvocato Fabrizio Colantoni.
Il locale è chiuso dal 5 gennaio scorso, quando è stato risolto il contratto di affitto con la società Elecat srl, che aveva preso in locazione il ristorante a maggio 2015, cioè prima del fallimento della società Baccanale. Una volta subentrati, i curatori hanno confermato il contratto di affitto.Pochi giorni dopo la chiusura del Baccanale, il 18 gennaio, si sono verificate le quattro forti scosse di terremoto e i locali, già inattivi, sono stati dichiarati inagibili. Ma la “Immobiliare Sant’Atto” ora ha iniziato i lavori in modo da riavere l’agibilità. Con ogni probabilità i locali torneranno agibili già per lo svolgimento dell’asta.
I 70mila euro, se la vendita dovesse andare in porto, non riusciranno a soddisfare il passivo a cui sono stati ammessi i dipendenti e i fornitori. A malapena saranno soddisfatti i lavoratori – una quindicina – cioè i creditori privilegiati.
Il Baccanale aprì in grande stile il 4 novembre 2013. All’inizio occupava 23 dipendenti, scesi poi a 15. Il locale faceva capo a tre soci: l'amministratore unico Giuseppe Paterna, oltre a Bruno Randi e ad Adriano De Remigis. Peraltro nei giorni scorsi il pubblico ministero Enrica Medori ha chiesto il processo per due ex amministratori della Baccanale Srl, Paterna e De Remigis. Il pm ipotizza l’accusa (tutta da dimostrare in un eventuale dibattimento) di bancarotta fraudolenta patrimoniale.
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