Il tribunale condanna due banche Il Comune recupera 2,1 milioni

I contratti derivati sottoscritti nel 2006 dichiarati nulli: «Andavano approvati in consiglio» D’Alberto: «Vinta una battaglia iniziata quando ero all’opposizione e costata già tanto alla città»
TERAMO. Il Comune recupera 2,1 milioni di euro dalle banche. È l’effetto della sentenza del tribunale di Roma che ha dichiarato nulli i cosiddetti “contratti derivati”, noti anche come swap, sottoscritti dall’amministrazione con due istituti di credito. Questi ultimi, dunque, sono stati condannati a versare all’ente poco più un milione ciascuno per esborsi dell’amministrazione scaturiti da una procedura scorretta e da clausole ritenute ingannevoli. Si chiude così, salvo ricorsi, una vicenda che risale a 19 anni fa, quando l’allora giunta di centrodestra diede il via libera ai “derivati”. L’ente si assicurò risorse fresche per oltre 16 milioni da restituire a rate in vent’anni con l’aggiunta degli interessi. Fino al 2015 il Comune ha versato quote arrivate anche a 400mila euro l’anno per rientrare dal prestito. I pagamenti, però, sono stati sospesi a seguito dell’impugnazione dei contratti da parte dell’amministrazione che li riteneva viziati. Nel contenzioso aperto cinque anni fa l’ente, tra l’altro, ha evidenziato che l’attivazione degli swap era illegittima perché deliberata dalla giunta e non da consiglio. In attesa dell’esito del giudizio il Comune ha dovuto comunque accantonare circa 200mila euro l’anno a copertura della spesa in caso di soccombenza.
Il tribunale romano, però, ha risolto la questione. Nel suo pronunciamento cita, in particolare, una sentenza del 2020 della Cassazione secondo cui: «L'autorizzazione alla conclusione di un contratto di swap da parte dei Comuni italiani, specie se del tipo con finanziamento upfront, ma anche in tutti quei casi in cui la sua negoziazione si traduce comunque nell'estinzione dei precedenti rapporti di mutuo sottostanti ovvero anche nel loro mantenimento in vita, ma con rilevanti modificazioni, deve essere data, a pena di nullità, dal consiglio comunale». In sostanza è stata accolta la tesi dell’ente circa la scorrettezza della procedura con cui erano stati sottoscritti i “derivati”. Soddisfazione è espressa dal sindaco Gianguido D’Alberto. «Fin da quando ricoprivo il ruolo di consigliere di opposizione», ricorda, «ho sempre contestato la scelta politico-amministrativa del 2006, sia per i costi applicati dalle banche sia perché ritenevo, a ragione, che la decisione di sottoscrivere o meno quel tipo di contratti fosse di competenza del consiglio e non della giunta, e ho sempre indicato quale fosse la strada da seguire. Le numerose azioni che ho intrapreso da consigliere hanno poi trovato conferma e continuità nei nostri programmi di governo e nell’attività della mia amministrazione. Con questa sentenza si chiude una vicenda costata molto alla città e pertanto ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per raggiungere l’ obiettivo».
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