«Il tribunale fa guadagnare lo Stato»

Lo ha detto il presidente Spinosa al convegno all’università: «Ma a noi mancano risorse e personale amministrativo»
TERAMO. Il diritto non si esaurisce nelle aule di giustizia. Riguarda prassi amministrative, sentenze costituzionali, direttive europee, ma anche e soprattutto quella che ormai da qualche tempo è diventata la cultura dell’organizzazione. Perchè difficile ipotizzare una riforma senza risorse, con arretrati processuali pesanti e uffici giudiziari alle prese con personale amministrativo sempre più carente nei numeri e con tecnologie quasi mai all’avanguardia. Parte da Teramo, dalla storica facoltà di giurisprudenza dell’università, il progetto di un laboratorio giustizia in cui coltivare idee e buone prassi. A cominciare proprio da quella dell’organizzazione.
Magistrati e rappresentanti delle istituzioni (dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso a quello della Provincia Renzo Di Sabatino al sindaco Maurizio Brucchi) ne hanno parlato ieri nel convegno promosso per presentare il laboratorio e ricordare, con un minuto di silenzio, Marco Pannella che proprio qualche mese fa nell’università teramana ricevette la laurea honoris causa. «Perchè la giustizia non è una torre inespugnabile, ma una rete che vive nel territorio e deve essere condivisa» ha detto il procuratore di Teramo Antonio Guerriero. Ma che per vivere ha bisogno di risorse e mezzi. E ci ha pensato il presidente del tribunale teramano Giovanni Spinosa a portare all’attenzione, con numeri e analisi, il tema. «Ogni anno, dati alla mano, lo Stato incassa dal tribunale di Teramo 1,1 milioni di euro. Questo è quello che abbiamo definito come il paradosso della contabilità di un tribunale: il tribunale, che dovrebbe essere destinatario di risorse da parte dello Stato, ne diviene viceversa un erogatore», ha detto sottolineando come «all'avanzo annuo di oltre un milione di euro si debba aggiungere la ricchezza diffusa attraverso il pagamento sia dei propri dipendenti che del propri fornitori, siano essi professionisti o imprese».
Spinosa ha ricordato quanto sull'organizzazione della giustizia sia già stato fatto tanto e come tanto si possa ancora fare. «Ma l'organizzazione smetta di essere un alibi per lesinare le risorse all'ente», ha concluso, «il cui ruolo deve essere, nelle regole e con le regole, quello di garantire la risoluzione pacifica delle conflittualità che si creano in una comunità».
E di una cultura dell’organizzazione ha parlato il vice presidente del Csm Giovanni Legnini a conclusione dei lavori: «La cultura dell’organizzazione giudiziaria si fa sempre più spazio nella magistratura. Si cerca di superare una diatriba antica e questo concetto si sta facendo spazio».
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