Il tribunale nomina un curatore

29 Novembre 2019

Rappresenta l’acquedotto nel processo sul Cda dopo l’esposto del Comune

TERAMO. Il Ruzzo avrà un curatore speciale nella controversia con il Comune sulla nomina del consiglio di amministrazione. È quanto stabilisce l’ordinanza del tribunale delle imprese a cui l’ente ha fatto ricorso dopo l’assemblea di un anno fa che ha ridistribuito le cariche all’interno dell’organo di vertice della società acquedottistica.
Per il Comune, rappresentato in quella sede dal sindaco Gianguido D’Alberto, la legge di riordino delle società partecipate avrebbe imposto la designazione di un amministratore unico e così ha impugnato l’atto assembleare. Il tribunale non si è ancora pronunciato nel merito, ma, stando all’interpretazione dell’ente, ha ritenuto che il Ruzzo non possa essere tutelato dagli amministratori messi in discussione dal ricorso e che avrebbero interesse personale alla conferma del provvedimento di nomina. Per questo ha disposto l’intervento del curatore speciale. D’Alberto lo considera un «commissariamento processuale» del Cda del Ruzzo. Il giudice avrebbe riconosciuto di fatto l’esistenza di un contrasto tra l’interesse degli amministratori e quello della società. Per il sindaco, inoltre, il provvedimento è una risposta alle critiche dell’opposizione all’impugnazione della delibera assembleare da cui è scaturito anche un arbitrato che ha fatto segnare un punto a favore del consiglio di amministrazione imputando al Comune spese legali per 15mila euro. Sebbene quello del tribunale delle imprese sia un atto parziale a detta del primo cittadino «traccia una chiara linea sui veri termini e sulla vera portata della questione» che lui ha evidenziato nei ricorsi. «Non un capriccio», conclude D’Alberto, «ma il coraggio di una scelta presa esclusivamente a tutela di un interesse collettivo».
Di avviso contrario è la presidente del Ruzzo Alessia Cognitti secondo cui il Cda non è stato estromesso dalla controversia né tantomeno si può parlare di commissariamento. «Il curatore speciale affiancherà il consiglio di amministrazione solo nel giudizio», osserva, «si tratta comunque di uno step processuale normale». L’unico effetto che avrà il procedimento, così come l’arbitrato, per la presidente sarà un ulteriore aggravio di spesa a carico dei cittadini. «Al massimo si dovrebbe riconvocare l’assemblea», spiega, «per eleggere il Cda presumibilmente con lo stesso risultato». D’Alberto, insomma, ne avrebbe fatto una questione di puntiglio più che di principio. «Ha perso la battaglia politica in assemblea e l’ha portata a livello giudiziario», conclude Cognitti, che ricorda fra l’altro l’esito dell’assemblea in cui solo D’Alberto votò contro la delibera in cui si approvava anche il bilancio, mentre altri 33 sindaci votarono a favore.
Gennaro Della Monica
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