Il turismo recupera ma resta in rosso

27 Luglio 2020

Luglio si chiude con la costa piena all’80 per cento e l’entroterra in crescita, però sono incerte le previsioni per agosto

TERAMO. Dare numeri precisi o fare previsioni che abbiano il crisma dell’attendibilità, adesso, è impossibile. Ma nell’estate più difficile per il turismo si può già affermare che la provincia teramana, nel mese di luglio che sta per chiudersi, ha recuperato una buona percentuale del suo mercato turistico. Il punto è che, dopo la pandemia e con il virus ancora in agguato, la situazione è così fluida e incerta che gli addetti ai lavori non se la sentono di affermare che questa ripresa si completerà nel mese di agosto, tradizionalmente il più votato alle vacanze.
Giammarco Giovannelli opera come albergatore ad Alba Adriatica ed è il presidente di Federalberghi Abruzzo. «La valutazione su agosto», dice, «va fatta considerando tutte le problematiche di questa stagione anomala. Le previsioni per agosto dovrebbero essere soddisfacenti, tranne la prima decade che però era un problema anche negli anni precedenti. Quest’anno la crisi del lavoro e l’incertezza economica influiranno perché le famiglie non riescono a programmare certe spese; molti poi sono anche preoccupati dal virus e scelgono mete diverse. Tant’è che sta andando meglio l'entroterra, il turismo verde».
Se gli si chiedono dei numeri, Giovannelli replica: «Adesso stiamo lavorando all'80 per cento, già la settimana prossima ci saranno dei buchi e la prima settimana di agosto non sarà completa. Al momento possiamo dire che le strutture si riempiranno al 70 per cento. Va anche aggiunto che le presenze sono molto brevi, si prenota per due-tre giorni, una settimana massimo. L'Abruzzo comunque piace e in particolare il turismo della provincia di Teramo, che è organizzato per giovani e famiglie, continua a funzionare».
A mancare all’appello, oltre a una quota di turismo italiano, sono gli stranieri. «Sì», conferma Giovannelli, «anche perché le politiche turistiche internazionali sono state mal gestite e la comunicazione istituzionale dell’Italia con l'estero è insufficiente. Ultimamente gli stranieri venivano più all'interno, nei borghi. Bisognerebbe invogliarli a venire a vivere qui ma servirebbero politiche che noi sollecitiamo da tanti anni alla Regione e all'Enit. In Abruzzo sono vent'anni che non riusciamo a mettere in atto queste strategie, la burocrazia condiziona tutto e non mi sento di dare responsabilità alle varie aree politiche, ora stiamo sollecitando l'attuale governo regionale come abbiamo fatto con Chiodi e D'Alfonso. Il punto è che bisogna sburocratizzare tanti processi. La programmazione del turismo va fatta da ottobre ad aprile, ma non ci riusciamo mai e le strategie non si attivano. Speriamo di fare una programmazione strategica da settembre, la Regione ci ha assicurato che questa sarà una sua priorità e noi saremo pronti».
Daniele Zunica, ristoratore e albergatore di Civitella del Tronto, è il presidente di Assoturismo Confesercenti. La situazione in provincia la vede in parte come Giovannelli («Il mercato è tutto italiano, e non è da buttare. Il mare va bene, sempre relativamente a tutti i problemi che ha portato il Covid, e c’è un’attenzione maggiore per la montagna»), in parte diversamente («Nell’entroterra mancano gli stranieri, quelli che venivano da Nordeuropa e Paesi anglosassoni alla ricerca del verde, dei borghi e dell’enogastronomia. Per una struttura come la mia sono il 60%, quest’estate dovevano venire 14 gruppi dall’Australia e hanno tutti disdetto»). In ogni caso, Zunica sottolinea alcuni problemi che condizionano il comparto: «Uno sono i problemi della viabilità, le code continue in A14 rappresentano un deterrente fortissimo agli spostamenti. E poi c’è una clamorosa assenza della politica turistica regionale. Questa storia del Napoli calcio a Castel di Sangro è stata un piacere fatto a 15 alberghi e uno schiaffo dato a tutti gli altri, in particolare a Teramo che politicamente conta sempre meno. D’Alfonso non si è mai posto il problema del turismo, la promozione non l’ha fatta ma almeno i finanziamenti per le infrastrutture li ha presi; Marsilio e soci sono dannosi».
Zunica osserva anche l’andamento della ristorazione e dice: «A Civitella abbiamo un’affluenza che non ci aspettavamo, è chiaro che la gente cerca località più salubri e meno affollate. In generale, l’assenza delle sagre fa sì che quel segmento di clientela che vuole prezzi bassi vada di più dei ristoranti, perché non c’è alternativa». In un momento in cui tutti tagliano, l’imprenditore civitellese ha raddoppiato aprendo sotto le mura della fortezza “Amoretto”, un locale informale di cibo di strada. Sembrava un azzardo, invece «è un grandissimo successo», conclude Zunica, «è sempre pieno tanto che ora aprirà anche a pranzo. È nato per non licenziare, per il Covid avrei dovuto mandare a casa quattro-cinque giovani...».
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