Il vento grillino soffia più forte che nel resto dell’Abruzzo

6 Marzo 2018

I pentastellati superano quasi ovunque il 40 per cento dei consensi sfiorando il 44% a Silvi Tonfo del Pd in tutta la provincia, a Teramo città buoni risultati per le liste di Chiodi e Morra

TERAMO. Una marea gialla in provincia di Teramo, più impetuosa che nel resto d’Abruzzo. È imprescindibile partire dal trionfo dei 5 Stelle per analizzare i risultati elettorali in provincia e nei principali comuni, in particolare in quelli dove si voterà per le amministrative della prossima primavera. Fatta la doverosa, e quasi ovvia, premessa che il risultato delle elezioni politiche non può essere utilizzato per fare previsioni attendibili sulle elezioni comunali, dove conteranno soprattutto i nomi dei candidati e le liste civiche e molto meno gli orientamenti politici espressi domenica scorsa, resta il fatto che è con l’impetuosa avanzata dei pentastellati che si dovranno fare i conti anche alle amministrative. Se i 5 Stelle sono il primo partito in Abruzzo con il 39,2%, lo sono ancora di più nel Teramano dove al collegio uninominale della Camera (che comprende l’intera provincia) hanno raggiunto il 40,58%, superando addirittura la soglia del 43% in alcuni centri come Silvi, proprio uno dei comuni dove si voterà in primavera, insieme a Teramo, Alba Adriatica, Atri e Montorio.
Un’avanzata uniforme con qualche significativa, ma non sconvolgente, differenza in alcuni centri. A Teramo città il Movimento 5 Stelle si ferma al 37,4% alla Camera ed è molto probabile che questa erosione di voti sia dovuta al parziale successo della lista “Noi con l’Italia” (coalizione di centrodestra), dove al primo posto c’era Gianni Chiodi, che ha ottenuto il 6,49%, ben al di sopra delle medie abruzzesi e nazionali, e della lista Fratelli d’Italia (6,55%) che schierava Giandonato Morra. Anche al Senato nel comune di Teramo i pentastellati vanno un po’ al di sotto del dato provinciale (38,43%), ma in questi caso è difficile individuare a beneficio di chi. Se l’impennata dei 5 Stelle è il principale dato politico, l’altro elemento significativo del risultato elettorale è la debacle del Pd, peraltro in linea con il pessimo risultato ottenuto in Abruzzo. Nel collegio provinciale della Camera, dove il candidato all’uninominale Sandro Mariani, capogruppo Pd in consiglio regionale, ottiene il 18,49%, il simbolo del partito è stato votato dal 15,48% degli elettori. Ancora più bassi i numeri nel comune di Teramo: poco più del 14% sia al Senato che alla Camera, dove però Mariani ottiene il premio di consolazione facendo registrare un 20,57% che rappresenta la percentuale più alta tra i Comuni dove si voterà in primavera.
SILVI. Con 3751 voti, pari al 43,91%, il Movimento 5 Stelle ottiene un successo ancora più rotondo che nel resto della provincia, superando di oltre tre punti il già lusinghiero risultato nel collegio uninominale della Camera. La coalizione di centrodestra (con Lucrezia Rasicci candidata all’uninominale in quota Lega) viaggia poco sopra il 34 per cento, così come nel collegio provinciale, per cui a pagare dazio sono soprattutto il Pd, che a Silvi si ferma al 13,48% (contro il 15,48% a livello provinciale) e lo stesso Mariani che nei seggi silvaroli non va al di là del 15,29%.
ATRI. I risultati nella città ducale rispecchiano quasi integralmente quelli del collegio provinciale della Camera: 40,39% per i 5 Stelle, 34,15 % per la coalizione di centrodestra (all’interno della quale, però, a differenza del collegio provinciale, è Forza Italia con il 13,43% a prevalere sulla Lega, che si ferma all’11,66), mentre il Pd prende 15,27%, con Mariani che ottiene il 18,36%. Anche in questo caso sarebbe ovviamente un errore proiettare questi risultati sulle prossime elezioni comunali; tuttavia una considerazione è possibile farla, e vale per Atri come per gli altri Comuni: se i 5 Stelle troveranno un candidato sindaco credibile non partono certo battuti, al contrario.
ALBA ADRIATICA. Il tortoretano Antonio Zennaro del M5S conquista, seppure di poco, anche Alba Adriatica, la città di Lucrezia Rasicci, sua principale contendente nel collegio uninominale per la Camera: nel comune finisce 2736 voti (40,47%) a 2622 (38,78%). Il dato più significativo, in questo caso, è l’ottimo risultato ottenuto del centrodestra a guida Rasicci, all’interno del quale la Lega domina col 20,41% contro il 13,02 di Forza Italia, bissando il successo anche al Senato. Il M5S ha conquistato 9 delle 12 sezioni cittadine, con risultati fortissimi nei bastioni del centrosinistra, dalla zona sud di Villa Fiore all’entroterra collinare, cedendo il primato a Rasicci solo nelle tre sezioni del centro storico, quelle del tradizionale bacino di voti del centrodestra che va dalla stazione a viale della Vittoria. Il centrosinistra cittadino è il vero sconfitto della tornata elettorale. Il Pd, nel voto per la Camera ha ridotto di oltre un terzo i propri consensi rispetto alle scorse elezioni politiche, passando dai 1185 voti e 17,41% del 2013 ai 764 voti e 13,28% di domenica (dato simile al Senato). Un risultato che non solo si uniforma al trend regionale e nazionale, ma a che appare anche condizionato dalla guerra fratricida che si è consumata in città nei mesi scorsi, con il commissariamento del circolo albense terminato solo pochi giorni fa con un congresso a candidato unico che ha segnato, di fatto, l’allontanamento dal partito di gran parte delle minoranze interne.
ROSETO. Tra un Movimento 5 Stelle che come altrove stacca tutti (42,69% alla Camera e 41,33% al Senato) e un Pd che si ferma a percentuali molto poco “rosetane” (13,52% alla Camera e 13,20 al Senato), il dato più significativo è il risultato di “Noi con l’Italia” al Senato dove in lista c’era il rosetano Giulio Sottanelli: 8,70%, un picco significativo per una lista che a livello provinciale si è fermata al 3,30%. L’effetto Sottanelli, anche se non ha spostato più di tanto gli equilibri complessivi, si è dunque fatto sentire: alla Camera, dove l’ex deputato non era candidato, Noi con l’Italia a Roseto si è fermata al 4,32%. Per il Pd rosetano, che in una nota si consola della debacle sottolineando di essere comunque il secondo partito in città e il primo fra le forze rappresentate in consiglio, la performance di Sottanelli sarebbe stata invece deludente: «Le opposizioni in consiglio comunale, che hanno dichiarato durante la campagna elettorale di essere in grado di spostare pacchetti di migliaia di voti, hanno fatto convergere i propri consensi su un candidato che ha ottenuto solo l’8,70 per cento»
GIULIANOVA. Se a Teramo c’è stato l’effetto Chiodi, ad Alba l’effetto Rasicci e a Roseto l’efetto Sottanelli, a Giulianova è mancato l’effetto Mastromauro. Il sindaco non era candidato, ma ci si poteva aspettare un risultato un po’ più brillante per Liberi e Uguali, la lista sostenuta dal primo cittadino dopo il suo passaggio, alcuni mesi fa, dal Pd a Mdp. Così non è stato e LeU si è fermato al 3,35% alla Camera e al 3,19% al Senato, qualche frazione di punto in più rispetto al risultato provinciale. E se Leu piange il Pd non ride (anzi, piange allo stesso modo) visto che non è andato al di là di un 14,68% alla Camera e 14,88% al Senato, numeri simili a quali di Teramo capoluogo, dove, a differenza di Giulianova, il Pd ha sempre avuto difficoltà.
(ha collaborato
Luca Tomassoni)
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