«Il vero motivo? Non aveva il posto sicuro alla Camera»

15 Settembre 2017

Attacco del civico Pomante che non crede alle spiegazioni del primo cittadino D’Alberto: «Da questa fase di incertezza la maggioranza esce distrutta»

TERAMO. «Non ha il posto sicuro in Parlamento, altro che scelta nell'interesse della città». Per l'opposizione la decisione del sindaco Maurizio Brucchi di restare al proprio posto ha motivazioni molto meno nobili di quelle che ha appena esposto nel suo chiarimento in consiglio comunale. A evidenziarlo subito, nel dibattito in aula che segue le comunicazioni del primo cittadino, è Gianluca Pomante. «Lei resta attaccato all'unica poltrona disponibile», attacca il consigliere civico, «perché il suo partito non la candida alla Camera come capolista bloccato e sarebbe battuto da Paolo Gatti». Anche la speranza di un ripiegamento sulla Regione, a detta di Pomante, è tramontata per Brucchi. «Il presidente Luciano D'Alfonso ha confermato che non si dimetterà», fa notare, «per cui si andrà alla scadenza naturale del mandato» che coinciderà con quella del Comune nella primavera del 2019. Gianguido D'Alberto, capogruppo di "Insieme possiamo", fa notare che da questa fase d'incertezza politica «la maggioranza esce comunque distrutta», dilaniata dai conflitti interni emersi anche sulle nomine di un paio di giorni fa ai vertici della Team. Le critiche di "Futuro in" alle designazioni fatte dal sindaco dimostrano, secondo il consigliere ex Pd, «che lo scontro è sempre sulle poltrone». Le dimissioni mancate, dunque, non risolvono il problema della mancanza di una maggioranza a sostegno del primo cittadino, ma tengono solo in vita un'amministrazione «agonizzante e incapace di pianificare interventi per la soluzione dei problemi della città». Per Flavio Bartolini, capogruppo del Pd, la giunta si regge in piedi su «una politica clientelare ormai superata e priva di un vero programma». Secondo il consigliere serve, invece, un'amministrazione forte e coraggiosa che non potrà essere garantita da un sindaco rimasto fino all'ultimo in bilico. Per Maria Cristina Marroni è evidente che la scelta di Brucchi nasce dal fatto che «non ha trovato la quadra politica» per la sua candidatura in Parlamento: «Se fosse stato intenzionato a restare al suo posto fin dall'inizio, avrebbe subito smentito le voci insistenti sulle sue dimissioni, come ha fatto il presidente della provincia Renzo Di Sabatino, e invece ha taciuto». Dalla maggioranza arriva solo la voce di Alberto Covellli (Teramo soprattutto) secondo cui in aula si sono fatte «chiacchiere politiche da piazza Martiri». Secondo lui l'opposizione è colpevole di «istigazione alle dimissioni» e i cinquemila euro spesi per la seduta potevano essere dati in beneficenza. «Mandateci a casa se avete i numeri», scandisce verso la minoranza, «decideranno i cittadini se c'è qualcuno che può amministrare meglio». (g.d.m.)
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