Il volo di Iwan, il disabile diventato pilota di alianti

A dieci anni dall’incidente in moto che gli ha impedito l’uso delle gambe il giuliese ottiene il brevetto: è il terzo in Italia. Ora punta alle gare acrobatiche
GIULIANOVA. «In volo mi dimentico della carrozzina e la mia disabilità scompare. Perché volare ci rende tutti uguali e io ritrovo una nuova libertà!». Sono queste le parole emozionate di Iwan Piccioni, 44enne di Giulianova che da pochi giorni ha conseguito il “Glider Pilot Licence”, il brevetto di volo per aliante rilasciato dall’Ente nazionale di aviazione civile (Enac). Iwan è l’unico ragazzo paraplegico in Abruzzo e il terzo in Italia ad aver raggiunto questo traguardo. Un sogno che si è avverato per lui che da dieci anni, a seguito di un incidente in motocicletta, è paralizzato dalla seconda vertebra dorsale ed è costretto a stare sulla sedia a rotelle.
«Quel 22 marzo 2008 la mia vita è cambiata», racconta, «prima praticavo karate, windsurf e kite surfing, ero istruttore di nuoto e svolgevo più lavori, anche da bagnino. Dopo due mesi di coma e le cure, senza arrendermi, ho preso in mano questa nuova normalità tornando a praticare lo sport, la mia passione. Ho giocato a basket in carrozzina e fatto canoa, ho conseguito il brevetto da istruttore di kajak e ho partecipato ai campionati italiani di nuoto, ma il mio sogno era quello di volare».
E così ha cominciato a volare come passeggero su piccoli ultraleggeri e paramotori, ma un incontro casuale gli ha aperto nuovi orizzonti. «In una manifestazione ho conosciuto Stefano Zuccarini, il primo pilota disabile acrobatico al mondo, che mi ha invitato a provare l’aliante. Ed è stato amore a prima vista, anzi al primo giro perché il volo a vela mi ha riportato all’adrenalina e al senso di libertà dei tempi del windsurf e del kite».
Iwan ha iniziato a frequentare l’Areoclub “Centro Nazionale Acrobazia Italiana” di Castel Viscardo in provincia di Terni, percorrendo 600 chilometri per due volte a settimana per raggiungerlo e dove ha iniziato a prendere lezioni dall’istruttore Pietro Filippini su un aliante modificato. «Il maestro Filippini mi ha dato tanto coraggio perché mi ha considerato da subito un suo allievo e non un disabile e mi ha insegnato tutto. Lui mi ha dato le ali e non dimenticherò mai quando, preso il brevetto, mi ha detto che mi sono guadagnato una fetta di cielo», dice Iwan, e prosegue: «All’inizio è stata dura perché da un lato c’era l’entusiasmo per un sogno che iniziava a prendere forma, per la voglia enorme di superare i propri limiti e di dimostrare a se stesso di potercela fare, ma dall’altro c’era tanta paura. Però quando ero nel cielo e iniziavo a sentire il fischio del vento, come in una magia pensavo solo a concentrarmi e a ripetermi che nulla è impossibile».
E dopo più di un anno di addestramento, con tre prove superate, con caparbietà e tanto studio, finalmente il tanto agognato brevetto è arrivato. «Essere un pilota mi riempie di gioia», aggiunge, «ho capito che anche senza l’uso delle gambe posso affrontare tante sfide e che bisogna sempre perseguire i propri sogni ignorando i propri limiti».
Iwan non intende fermarsi al primo brevetto. Ha ora iniziato l’addestramento acrobatico per conseguire un’altra abilitazione e ha in progetto di partecipare alle gare nazionali di acrobazia, con il desiderio di poter arrivare a disputare i campionati mondiali di volo. «Nelle gare», spiega, «non c’è distinzione tra piloti disabili e normali e vorrei tanto che la mia passione si tramandasse ad altri ragazzi come me, che non sanno che anche noi possiamo volare. Ma deve essere implementato», fa notare Piccioni, «l’adattamento per disabili degli alianti ad acrobazia illimitata».
L’ultima frase di Iwan è pura poesia: «Nel cielo nessun essere umano ha le ali, ma quelle che mi dà il volo mi fanno sentire di nuovo libero e felice».
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