«Illegittimo il patto sulle visite d’invalidità»

I patronati contestano il protocollo d’intesa firmato tra Inps, Asl, tribunale e avvocati
TERAMO. I direttori dei patronati Acli, Inas Cisl, Inca Cgil e Ital Uil in una nota contestano la legittimità e chiedono il ritiro del protocollo sottoscritto giorni fa tra Inps, Asl, tribunale e Ordine degli avvocati di Teramo, nel quale si definiscono le modalità di svolgimento delle visite mediche in caso di ricorso contro il mancato riconoscimento di un’invalidità.
«Un protocollo», si legge nella nota dei patronati, «dalla cui discussione, probabilmente non a caso, oltre ai medici, sono stati completamente esclusi gli enti di patronato che nella tutela e nel riconoscimento dei diritti di cittadine e cittadini hanno la propria principale finalità, come peraltro previsto anche dalla legge. Il protocollo individua nella Asl il luogo “neutro” in cui svolgere la perizia, un luogo quindi teoricamente distante dagli interessi delle parti. Eppure è proprio la Asl la sede deputata al primo accertamento delle invalidità: se si decide quindi di fare ricorso contro una domanda che non è stata accolta, si dovrà obbligatoriamente tornare esattamente dove ci si è già visti respingere la domanda stessa. Il protocollo, quindi, oltre a presentare potenziali elementi di illegittimità, di fatto riduce la facoltà di vedersi riconosciuti davanti ad un giudice i propri diritti e nel far questo prova, in realtà, a risolvere un problema tutto interno all’Inps: la cronica carenza di personale, a partire proprio dai medici. Carenza di medici (in provincia di Teramo attualmente, nonostante le tante denunce pubbliche di questi anni, di fatto c’è un solo medico Inps) che verosimilmente impedisce all’ente di presenziare alle visite relative alle cause giudiziarie, e che comunque genera forti ritardi nel riconoscimento di tutte le prestazioni che prevedono accertamenti sanitari. Mancano quindi i medici e, ancora una volta, questa problematica si tenta di scaricarla sulle spalle della parte più debole: le cittadine e i cittadini che vivono con problemi di salute talvolta molto gravi».
Secondo i patronati la sfida che l’Inps dovrebbe raccogliere «non è, come dichiarato dal direttore regionale, quella di “ridurre il contenzioso” comprimendo il diritto all’esercizio dello stesso, ma quella di garantire servizi efficienti e tempi celeri nel riconoscimento dei diritti. Non è cercando scorciatoie che si garantisce un buon servizio alla collettività. Se l’Inps non ha un numero di medici sufficiente, non finisca per prendersela con più deboli, ma aumenti il numero dei medici stessi».

