Impianti Cirsu, arrivano i privati

22 Aprile 2016

Vagnoni: tentiamo di tenerli pubblici. Di Bonaventura: stop ricorsi

NOTARESCO. All’indomani della sentenza della Corte d’appello dell’Aquila che ha rigettato il ricorso dei sindaci sul fallimento Cirsu, i primi cittadini sono pronti a ricorrere in Cassazione mentre Massimo Vagnoni, consigliere provinciale delegato all’ambiente e ai rifiuti, si dice preoccupato per una probabile privatizzazione degli impianti di Grasciano.

«La bocciatura della Corte d’appello», afferma Vagnoni, «apre la porta ai gestori privati». Il consigliere ricorda inoltre che la Provincia, nell’incontro di dicembre 2014, aveva proposto ai sindaci dei Comuni soci Cirsu di comporre un’aggregazione unica e dialogare con i curatori fallimentari per mantenere pubblica la gestione. La legge regionale, infatti, ha istituito l’Agenzia unica dei rifiuti che prevede sub-ambiti provinciali. «Alla proposta erano d’accordo in tanti», continua il consigliere, «ma ora la possibilità è sfumata per la scelta di intraprendere la strada del ricorso. Non si è riusciti a stilare un’agenda concreta su un tema centrale per il nostro territorio e i nostri cittadini, i quali da anni pagano i costi della mancata autosufficienza impiantistica e dell’assenza di una discarica provinciale. Forse c’è ancora la possibilità di mantenere pubblica la gestione e di tenere calmierati i costi dello smaltimento. Ma ora ci vuole una forte presa di coscienza da parte dei sindaci e la volontà di superare quelle frammentazioni che in dieci anni hanno fatto collassare il sistema». Dello stesso avviso si è detto il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi proprio ieri, durante una riunione della commissione bilancio.

Il primo cittadino di Notaresco Diego Di Bonaventura invece si tira fuori da ogni possibile nuovo ricorso (l’ultimo è costato 60mila euro) e dice di voler ormai percorrere la sua strada in solitaria. «Avevo già annunciato», conferma Di Bonaventura, «che quello alla Corte d’appello sarebbe stato l’ultimo ricorso da parte del Comune di Notaresco. Ormai la mission pubblica è fallita, come ha confermato il tribunale. E’ andata così, abbiamo sbagliato ma ora basta, ormai siamo soci di niente, il Cirsu non esiste più».

Parole dure quelle del primo cittadino che, nel frattempo, ha richiesto un incontro con Regione e curatori fallimentari per trattare delle tematiche ambientali del suo territorio. «Anche nel caso dovessero presentarsi dei privati», conclude Di Bonaventura, confermando il fatto che già alcuni investitori hanno manifestato il loro interesse, «mi batterò affinché il polo e il territorio siano tutelati dal punto di vista ambientale».

Margherita Totaro

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