Impianti sciistici, Di Natale: «O si vendono, o si fallisce»

Il liquidatore della Gran Sasso Teramano difende il bando: «Critiche tardive Le condizioni sono vantaggiose, quindi il prezzo può salire rispetto alla base»
TERAMO. «I giochi sono finiti: o si dismette la Gran Sasso Teramano o si va in fallimento. Invece di chiacchierare è bene che si diffonda il bando per avere più contendenti all’acquisto». Secche e decise le parole di Gabriele Di Natale, il liquidatore della Gran Sasso Teramano(Gst), la società pubblico-privata in liquidazione proprietaria degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva, che replicano alle polemiche che si sono scatenate dopo la decisione da parte della maggioranza dei soci della Gst di dismettere la società. Decisione assunta dopo la non ricapitalizzazione delle quote dei due soci maggiori, la Provincia e la Camera di commercio, e dalla quale ha avuto seguito, due giorni fa, la pubblicazione del bando di vendita sul sito www.fallimentieaste.it. L’anno scorso sono stati quattro i bandi di vendita degli impianti del comprensorio, tutti andati deserti, ma quello attuale è partito dall’offerta di acquisto del gestore Marco Finori: 900mila euro con un acconto di 100mila euro. Condizioni considerate dall’opposizione provinciale e dal Pd da svendita, alla metà del valore degli impianti. Da più parti è stato espresso il timore di una delocalizzazione degli stessi, di un non futuro per il comprensorio con la richiesta dell’intervento della Regione per sanare la situazione della Gst che ha oltre un milione e 300mila euro di debiti.
«Ora si apre la partita», prosegue Di Natale, «c’è un bando redatto da professionisti e c’è una società in liquidazione che deve vendere. Il prezzo è 900mila euro pagabili in quattro rate con un acconto di 100mila euro, il bando scade il 3 maggio e contiene i beni mobili e immobili da acquistare e il trasferimento della convenzione della gestione per la seggiocabinovia che è della Provincia. Se il prezzo viene considerato competitivo vuol dire che più contendenti risponderanno, più potrà aumentare e avvicinarsi o raggiungere la quota del debito. È incomprensibile come ci si risvegli ora che c’è una proposta di acquisto reale e non quando abbiamo fatto i primi quattro bandi». Sul timore della delocalizzazione, sulla contrarietà alla vendita dei Comuni di Pietracamela e Fano Adriano e delle amministrazioni degli usi civici di Pietracamela e Intermesoli che hanno annunciato un consiglio comunale congiunto per trovare una soluzione alternativa, e sulla volontà del Comune di Fano di rientrare in possesso della stazione di Prato Selva, il liquidatore dice: «Nel bando c'è il vincolo di non delocalizzazione per i quattro anni in cui l'acquirente dovrà pagare, poi sarà compito di chi è sul territorio far sì che non si delocalizzi, ma sono certo che chi acquista vuole proseguire con l’attività. Ai Comuni e alle Asbuc consiglio di partecipare al bando: la vendita è aperta a tutti e se si voleva evitare questa situazione non si doveva mettere la Gst in liquidazione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

