Impianti sciistici, vendita bloccata per il ricorso del Comune di Fano

L’ente ha chiesto anche un risarcimento danni alla Gran Sasso Teramano per 500mila euro E si dimette il liquidatore Di Natale: «Un atto ostile, è impossibile portare avanti il mio compito»
TERAMO. Colpo di scena sugli impianti di Prati di Tivo: il Comune di Fano Adriano si appella al Consiglio di Stato chiedendo danni alla Gran Sasso Teramano per oltre 500mila euro e il liquidatore Gabriele Di Natale si dimette.
Nubi nere si addensano sul futuro della stazione sciistica di Prati di Tivo. Quando tutto sembrava concludersi per la vendita degli impianti dalla Gran Sasso Teramano (Gst), la società in liquidazione proprietaria delle attrezzature, alla Finori srl e la cui formalizzazione dell’atto era fissata per il 30 settembre scorso dinanzi al notaio, un fulmine a ciel sereno sotto forma di ricorso al Consiglio di Stato “scagliato” dal Comune di Fano Adriano avverso la Gst ha rimesso tutto in discussione. Ed è stato il tema caldo dell’assemblea dei soci (presenti Camera di Commercio, la Provincia, l’Asbuc di Intermesoli e di Pietracamela) di ieri mattina, quando il liquidatore Gabriele Di Natale ha rassegnato le sue dimissioni perché «impossibilitato a portare avanti l’attività», come ha dichiarato. Lo scorso 24 settembre è pervenuto, infatti, alla Gst la notifica del ricorso presentato dal Comune fanese all’organo di giustizia amministrativa nel quale si chiede la sospensiva della prima sentenza del Tar favorevole alla Gst e il risarcimento di oltre 500mila euro. Un ricorso pendente che ha bloccato la vendita degli impianti a Finori per un milione e 650mila euro e con l’atto notarile che viene procrastinato in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato, mentre si valutano altre vie da percorrere. «Quello di Fano Adriano è un atto ostile, l’ennesimo per ostacolare la vendita», ha proseguito Di Natale, «quando sono arrivato la società era in liquidazione, ma agiva contra legem in continuità, aveva 3 bilanci non approvati e un debito di un milione. Con il benestare dell'assemblea prima abbiamo messo in vendita i beni e sono andati deserti, poi siamo arrivati alla vendita della società a una somma che copre tutti i debiti e ristora tutti i debitori compresi Fano Adriano e l’Asbuc. Il ricorso appare come una ritorsione che lede anche gli interessi del Comune che è socio, perché la società non ha disponibilità e se anche fra qualche anno il Consiglio di Stato dovesse dargli ragione non si capisce con quali soldi potrà essere pagato». Il ricorso, per la presidente della Camera di Commercio Antonella Ballone «ha creato una vera e propria impasse destabilizzando una situazione già complessa, un ultimo aggravio che non ci voleva». Deluso anche il presidente della Provincia Diego di Bonaventura. «Un territorio che agisce contro se stesso, si perde nelle faide senza valutare gli effetti che questi avranno sulle persone, sul tessuto sociale ed economico», ha detto, «la Provincia sotto la mia amministrazione è rientrata come socio nel Cotuge, come lo è per la Gst, eppure la differenza è siderale: a Monte Piselli la collaborazione è massima grazie alle sinergie istituzionali. Per i Prati incontrerò presto la nuova amministrazione e anch’io valuterò eventuali azioni di responsabilità».
Intanto Paride Tudisco dell’Asbuc di Pietracamela ha aperto uno spiraglio per la restituzione della concessione dei terreni e la riapertura degli impianti che potrebbe passare per «un bando pubblico e non essere affidata automaticamente a un nuovo proprietario».
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