Imprenditrice accusa in tribunale: «Io protestata per i tassi da usura»

Sotto accusa i vertici di una finanziaria per un prestito da 10mila euro da ripianare in rate da 200 euro La donna: «Costretta a chiudere la società». In sede civile accolto il ricorso contro il decreto ingiuntivo
TERAMO. In aula racconta che per colpa di quella segnalazione alla centrale della Banca d’Italia ha dovuto smettere di fare l’imprenditrice. È un processo con la contestazione del reato di usura quello che sul banco degli imputato vede il vertice del consiglio di amministrazione di una società di finanziamento di Milano a cui la donna aveva chiesto un prestito di 10mila euro per rifare l’arredamento della sua azienda.
A fronte di quella somma, questa è l’accusa, si è ritrovata a dover restituire quasi il doppio con rate mensili di 200 euro. Il mancato pagamento di alcune rate ha fatto scattare la segnalazione di sofferenza alla centrale della Banca d’Italia. Poi c’è stato il protesto e il decreto ingiuntivo revocato da una sentenza del tribunale civile a cui la donna, nel frattempo, ha fatto ricorso. Così si legge nel capo d’imputazione: «A fronte di un finanziamento di euro 10.760,00 complessivi, si faceva dare e promettere dalla parte offesa interessi usurari relativi a finanziamento in parola, avendo applicato un tasso effettivo globale (Teg) e un tasso di mora superiori al tasso soglia e, in particolare: tasso effettivo globale applicato pari al 21,88, tasso soglia dello stesso periodo 19,17%, differenza 2,71%; tasso di mora applicato pari al 20.43%, tasso soglia dello stesso periodo 19,17%, differenza 1,26%». E in attesa che il processo penale faccia il suo corso, su questa vicenda c’è già una sentenza del tribunale civile che, sulla base della relazione del consulente tecnico d’ufficio, ha stabilito che la società ha applicato interessi usurari. «Il consulente tecnico d’ufficio», si legge nella sentenza passata in giudicato, «applicando la corretta formula risultante dalle istruzioni della Banca d’Italia ha ravvisato l’applicazione di interessi corrispettivi in misura superiore al tasso soglia indicato dalla Banca d’Italia ai fini dell’usura». La storia inizia nel 2007 quando la donna, in una situazione di carenza di liquidità, sottoscrive in qualità di professionista un contratto di finanziamento per far fronte alle spese di arredamento di un nuovo studio professionale. Il finanziamento è di 10mila euro. Lo schema di ammortamento prevedeva il ripiano del debito in 72 rate mensili dell’importo di 234 euro ciascuna per un totale di 16mila 848 euro. La donna, che nel processo penale si è costituita parte civile, è assistita dall’avvocato Alessandra Giuliani. L’imputato è difso dall’avvocato Guglielmo Marconi. Il collegio è presieduto dalla giudice Claudia Di Valerio (a latere i giudici Emanuele Ursini e Carla Fazzini).
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