Imprese del futuro: ecco le idee vincenti

I test prenatali di una ricercatrice della “D’Annunzio” conquistano la finale del C-Lab, il laboratorio delle aziende innovative
TERAMO. Sono quaranta gli studenti e ricercatori dei tre atenei abruzzesi che hanno voluto scommettere su un’idea innovativa. Sono i giovani che hanno frequentato il Contamination Lab all’università di Teramo e che venerdì hanno sottoposto i propri progetti di startup a una giuria. Dei dieci progetti finalisti, quasi tutti nei settori agritech, foodtech e biotech, che sono stati presentati alla giuria composta da i mprenditori, giornalisti e manager esperti di innovazione tecnologica: tre sono risultati vincitori.
«La finale di questa prima edizione del Contamination Lab», ha spiegato Christian Corsi, coordinatore scientifico del C-Lab e docente di Economia all’università di Teramo, «rappresenta un’opportunità di matching tra aziende e investitori interessati alla selezione delle migliori innovazioni su cui investire o da implementare nelle proprie organizzazioni aziendali». Corsi annuncia che è ormai imminente, subito dopo l’estate, la seconda edizione del C-Lab, e una terza è prevista a febbraio-marzo.
Il Contamination Lab è un’iniziativa promossa dal Miur e finanziata con 460mila euro. L’università di Teramo gli ha dato una connotazione fortemente operativa: meno docenti universitari e più manager ed esperti di startup a spiegare ai ragazzi che cos’è la cultura di impresa e come applicare un’idea innovativa alle esigenze del mercato.
L’idea di startup che ha vinto la finale del primo C-Lab è stata “Wonder prenatal test” di Giulia Sabbatinelli ricercatrice di Neuroscienze della “D’Annunzio” e Samuele Cesarini studente di “Economics and communication for managment and innovation” dell’università di Teramo. La loro idea riguarda un test prenatale in grado di diagnosticare eventuali malattie del feto solo tramite un prelievo di sangue. E’ possibile infatti l’analisi delle cellule fetali presenti nel circolo materno. Il test è rapido, affidabile, a basso costo e privo di rischi per il feto e per la madre, a differenza di altre tecniche diagnostiche.
Secondo classificato è “Pumbaa” una startup di un team di otto giovani. La presentazione è stata tenuta da Pierluigi Nucci, laureato in Bioscienze e Tecnologie alimentari dell’università di Teramo e con un’esperienza da pasticciere, il quale ha spiegato come è possibile produrre snack dolci e salati usando ad esempio farina di grilli o di larve. Alimenti indicati per i celiaci o per chi è intollerante al lattosio. Al termine della presentazione, peraltro, è stato possibile provare gli snack di insetti.
Terzo classificato è stato il “Lampfish”, un progetto molto innovativo nel settore biotech illustrato da Carmine Merola, ricercatore di Biotecnologie cellulari e molecolari all’università di Teramo. In sostanza il “Lamp fish” è un kit rapido per monitorare lo stato di salute degli zebrafish, piccolissimi pesci che vengono usati in molti laboratori analisi. Tutte e tre le startup del C-Lab – seguite, come tutte le altre, dal project manager Athos Capriotti – hanno vinto quattro mesi in un incubatore per prepararsi a un ingresso nel mercato.
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