Imputata a 93 anni, muore prima del processo

Era stata denunciata per aver minacciato un familiare con la carabina del marito, ma l’arma non poteva sparare
TERAMO. Non varrebbero nemmeno le scuse, qualora ci fossero state. Perché nonna Vera tutto si sarebbe aspettato dalla vita tranne che finire a processo a 93 anni con l’accusa di aver minacciato un familiare con una vecchia carabina che non poteva sparare, ricordo del marito. Se n’è andata un mese prima dell’udienza e, per dirla in giuridichese, c’è stata la formula del«non doversi procedere per morte del reo».
Dice amareggiato il suo avvocato Gennaro Lettieri: «Per lei non c’è stata un’assoluzione piena così come vuole il giusto processo nel nostro Paese. E’ davvero molto triste». Perchè nell’Italia del ricorso sempre e comunque ai tribunali, così come le statistiche raccontano e come l’Unione Europea ci ricorda ogni giorno, succede sempre più spesso che l’abitudine alle aule di giustizia allontani dal comune buon senso. Una vicenda sicuramente singolare per l'età dell'imputata e per quell'arma che, così come si legge nella citazione diretta a giudizio «è inidonea essendo in pessimo stato e priva della leva di sparo». I fatti risalgono a luglio del 2015 quando la donna ebbe un litigio con un familiare per una questione legata al montaggio di un gazebo. L'anziana voleva che quella struttura fosse smontata. Ci fu un diverbio e i toni si alzarono. Secondo il familiare l’anziana avrebbe preso la vecchia carabina del marito morto e gli avrebbe puntato l'arma. Arma poi trovata dai carabinieri nel portaombrelli di casa. Dopo la denuncia la citazione diretta a giudizio per minaccia aggravata con armi. Ovvero con quella vecchia carabina che, si legge nel verbale di ispezione dell'arma redatto dopo il sequestro «non può essere assolutamente utilizzata quale arma comune da fuoco. Ciò non solo per l'impossibilità allo stato di poter camerare il relativo munizionamento (tra l'altro mancante) e per la rottura in due pezzi dell'originario pezzo sotto canna/calcio con il primo tenuto approssimativamente solidale al gruppo canna otturatore da due vistose legature in fil di ferro, ma soprattutto per la totale mancanza del gruppo di scatto che porta il grilletto esteriormente visibile e che al pari della canna e dell'otturatore costituisce parte essenziale dell'arma per il suo funzionamento». Cioè non poteva sparare. «A questo punto non restava che domandare l’archiviazione del procedimento stante la palese infondatezza della ipotesi delittuosa», conclude Lettieri, «a prescindere dall’interrogativo insuperabile di come l’anziana donna avesse fatto a puntare il fucile praticamente distrutto. Dopo lunghe riflessioni seguite a ripetuti colloqui con la difesa il pm disponeva il rinvio a giudizio dell’imputata per minaccia grave, giustificandosi con la considerazione che la pendenza del processo avrebbe limitato sicuramente il rischio di altri litigi violenti, magari con l’uso delle armi». Un mese fa nonna Vera è morta dopo aver chiesto più volte il dissequestro di quella vecchia carabina «perchè unico ricordo di mio marito morto».(d.p.)
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