In appello gli omicidi della donna fatta a pezzi e della vicina di casa

Tra giugno e luglio i processi bis per Bisceglia e Ciabattoni il primo è stato condannato a 30 anni, il secondo a 16
TERAMO. Approdano in appello gli omicidi di Felicia Mateo e di Adele Mazza. Il 20 giugno i giudici di secondo grado saranno chiamati ad esaminare il ricorso presentato dalla difesa di Mario Ciabattoni, il pensionato di 74 anni che in primo grado è stato condannato a 16 anni con un rito abbreviato per l’omicidio della sua vicina di casa Felicia Mateo, mentre i primi giorni di luglio tornerà nuovamente in aula il caso di Adele Mazza, la donna strangolata e fatta a pezzi dal suo ex convivente Romano Bisceglia. Quest’ultimo al termine del processo bis, dopo l’annullamento della sentenza di ergastolo di primo grado per un vizio di forma, è stato condannato a 30 anni. Ciabattoni, cardiopatico e diabetico, da febbraio è agli arresti domiciliari dopo vari mesi trascorsi in una struttura carceraria di Torino attrezzata con un centro ospedaliero. La mattina del 19 agosto scorso l’anziano ha ucciso con una fucilata la vicina di casa Felicia Mateo, 49enne dominicana. Una fucilata sparata dalla finestra di casa per chiudere nel peggiore dei modi sette anni di denunce e liti tra i due. Il 30 gennaio il gup Domenico Canosa, al termine di un rito abbreviato, ha accolto la richiesta di condanna a 16 anni del pm Davide Rosati ma ha escluso l’aggravante della premeditazione e ha concesso le attenuanti generiche. Il giudice ha disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 200 mila euro per la figlia più piccola, di 150mila euro per la più grande e di 50mila euro per il marito. La procura aveva contestato l’aggravante della premeditazione sulla base delle fredde modalità con cui Ciabattoni ha agito, appostandosi alla finestra del bagno di casa con un fucile da caccia calibro 12 e sparando alla vicina da non più di cinque metri di distanza quando lei è scesa dall’auto per rientrare a casa dopo aver fatto la spesa. Vista la distanza e il tipo di arma, una carabina per la caccia al cinghiale, è bastato un solo colpo che, entrando dalla schiena, ha lacerato cuore, polmoni e fegato. Inizialmente, in sede di interrogatorio davanti al gip, il pm aveva contestato anche i motivi abietti che però sono stati ritenuti insussistenti in sede di convalida. Udienza nel corso della quale Ciabattoni ha ammesso di aver sparato, chiedendo scusa alle figlie della vittima. L’omicidio di Adele Mazza, invece, torna in Appello per la seconda volta dopo il processo bis al termine del quale Bisceglia è stato condannato a 30 anni. Un processo bis imposto dalla stessa corte d’appello dell’Aquila dopo l’annullamento della sentenza all’ergastolo di primo grado per un vizio di forma legato alla composizione della corte, in particolare alla sostituzione di un giudice popolare. Per i giudici della corte d’assise teramana restano gli indizi gravi e concordanti, ma cadono le aggravanti della premeditazione e dei motivi futili e abbietti. Aggravanti da carcere a vita. (d.p.)
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