In campo col velo, dall’Iran col fischietto

Le due donne arbitri internazionali raccontano la loro storia nel mondo della pallamano. Stasera riconoscimento della Figh
TERAMO. Sono statuarie, lineamenti fieri dai tipici tratti mediorientali, vestite all’occidentale con sciarpe di seta a coprire il capo. Da cui si intravedono i capelli biondi di una e quelli neri, raccolti a treccine, dell’altra.
Sono Mozhgan Hassanzadeh e Marzieh Ghofl, 30 e 31 anni, due donne arbitro di pallamano arrivate alla Coppa Interamia dall’Iran. Sono arbitri continentali appartenenti alla Federazione asiatica di handball. E’ la prima volta che partecipano a un torneo in Italia, e sono rimaste conquistate dal Paese e anche dall’ospitalità degli italiani.
Vengono da Qazvin, il capoluogo dell'omonima provincia nell'Iran nord-occidentale. Da qui hanno mosso i primi passi nella pallamano, sport molto diffuso nel loro Paese. A Mozhgan e Marzieh oggi verranno consegnate dalla Federazione giuoco handball due targhe che sottolineano l’importanza della loro presenza alla Coppa. E in effetti la loro presenza non passa inosservata, nemmeno in campo, nelle divise con l’hijab, il velo obbligatorio dai primi anni Ottanta per le donne in Iran.
Le due donne arbitro raccontano volentieri stralci della propria vita, anche se, molto riservate, evitano gli argomenti troppo personali. «Ho giocato a lungo nella Nazionale e ora insegno sport all’università della mia città», racconta Mozhgan, «otto anni fa ho fatto il salto di qualità e sono entrata fra gli arbitri professionisti. La pallamano ha un ruolo fondamentale nella mia vita, d’altronde è uno sport molto seguito da noi. Aveva già da tempo visto, navigando su Internet, che qui a Teramo c’è questo torneo internazionale. Ora siamo riuscite a venire e ci siamo trovate benissimo con tutti». Il percorso della collega è più o meno simile: «Ho giocato per sette anni in Nazionale e poi ho iniziato la carriera come arbitro, con Mozhgan. Per noi è importante essere qui: è la prima volta che dall’Iran vengono inviati arbitri donna. Siamo molto fiere di questo». Mozhgan e Marzieh sono una delle sole due coppie di arbitri donna a livello internazionale esistenti in Iran. «In Iran ci sono gli arbitri migliori dell’Asia», aggiunge con orgoglio Mozhgan, il cui marito ha un ruolo importante della Federazione gioco handball iraniana, «facciamo continui corsi di aggiornamento e ogni quattro mesi c’è un report alla Federazione. Siamo molto supportate, senza alcuna differenza con i colleghi maschi». «E certamente questa esperienza ci arricchirà molto anche professionalmente, ampliando la nostra esperienza», aggiunge Marzieh. La vita di entrambe si intreccia in maniera moto stretta con la pallamano. Per loro si apre dunque un futuro da arbitri intercontinentali.
Insomma, due donne che hanno saputo farsi valere nel mondo dello sport. E la Figh ha voluto sottolineare proprio l’importanza della loro carriera e del loro vissuto professionale con la consegna di una targa che avverrà oggi nella cerimonia di chiusura. «Sono stata letteralmente folgorata da queste due donne, per l'eleganza e allo stesso tempo autorevolezza che mostrano in campo», conferma Lucia Verticelli, del comitato organizzatore della Coppa e fra i promotori del riconoscimento, «la loro presenza ha regalato l'ennesimo tocco di colore alla Coppa Interamnia, ma non è sfuggito ai più che sicuramente per loro non è stato facile arrivare fin qui. Per le donne in genere diventa difficile praticare lo sport a qualsiasi livello, da qualunque parte del mondo provengano, e la dimostrazione l'abbiamo avuta recentemente con i Mondiali di calcio, dove il nostro Paese si è letteralmente diviso a metà su chi faceva il tifo per le nostre ragazze e chi sosteneva che il calcio è uno sport solo per uomini. La presenza di Mozhgan e Marzieh, per me quest'anno rappresenta il simbolo dell'emancipazione femminile nell'ambito sportivo. Conosco bene le difficoltà dell'arbitro donna, avendo arbitrato qualche anno le categorie maschili fino alla serie A2, e so quant'è difficile dimostrare di essere all'altezza. Ecco, loro lo sanno fare benissimo, nonostante i vecchi retaggi culturali che purtroppo lo sport ancora ci dimostra di avere in tutto il mondo».
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