In carcere per l’omicidio della madre: Santoleri si diploma con cento

Il 47enne condannato a 27 anni supera l’esame con il massimo dei voti L’avvocato: «Simone è un detenuto modello, vuole fare l’università»
TERAMO. Il processo d’Appello è ancora lontano. Ma questo è materiale per magistrati e avvocati. La vita che scorre in un carcere va oltre un tempo sospeso che non finisce mai. Simone Santoleri condannato in primo grado a 27 anni per l’omicidio della madre Renata Rapposelli (24 per il delitto e tre per l’occultamento di cadavere) in cella si è rimesso a studiare e si è diplomato superando l’esame di Stato con cento. Il 47enne di Giulianova recluso nella casa circondariale pescarese di San Donato ha conseguito il diploma in Amministrazione, Finanza e Marketing dell’istituto tecnico commerciale “Aterno-Manthonè” seguendo il corso della scuola carceraria (dirigente scolastica Michela Terrigni, referente del corso serale per adulti e della sezione carceraria Marina Di Crescenzo). Perché la Costituzione cala nel quotidiano un mondo di valori e nei giorni delle immagini shock che arrivano dal carcere di Santa Maria Capua Vetere bisogna sempre ricordare che uno Stato di diritto non deve mai rischiare di comportarsi come o peggio di chi viene giudicato colpevole, infliggendo e facendo scontare condanne in situazioni contrarie alla dignità delle persone. Dice l’avvocato Gianluca Reitano, difensore di Santoleri insieme al collega Gianluca Carradori: «Simone in tutto il periodo di detenzione trascorso prima nel carcere di Lanciano e poi a Pescara si è sempre comportato da detenuto modello. A Pescara ha ripreso a studiare e ha conseguito un secondo diploma. Vuole fare l’università. Per la vicenda processuale attendiamo la fissazione del processo in Appello».
La sentenza di primo grado è stata pronunciata nell’ottobre del 2020 al termine di un lungo processo che ha visto la condanna anche di Giuseppe, padre di Simone ed ex marito della vittima: per lui 24 anni di cui 21 per omicidio e 3 per occultamento di cadavere. Secondo l'accusa i due imputati avrebbero ucciso soffocandola la donna il 9 ottobre 2017 al termine di un'accesa discussione per questioni economiche. Un omicidio d’impeto con un movente economico: così, in 103 pagine di motivazioni, i giudici del tribunale di Teramo hanno spiegato il perché della condanna.
Per i magistrati (corte d’assise presieduta da Flavio Conciatori, giudice a latere ed estensore Lorenzo Prudenzano): «Giuseppe aveva maturato un’esposizione debitoria nei confronti della moglie e non aveva alcuna intenzione di adempiere. Simone aveva da tempo manifestato la volontà di far desistere la madre dal perseguimento delle somme dovute al marito a titolo di arretrati». Per i giudici Simone avrebbe messo in atto una serie di depistaggi: «Va osservato che il tentativo di Simone Santoleri di proporre, per vero sin dalle indagini preliminari (ciò che conferma la lucidità dell’imputato nel depistaggio), uno scenario alternativo che coinvolge persona a lui molto legata costituisce esattamente un indizio a carico del prevenuto, in quanto lo sforzo profuso nell’allontanare da sé ogni sospetto fa trasparire la consapevolezza della gravità del litigio verificatosi all’interno dell’abitazione».
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