In centinaia per l’ultimo saluto a Marini

Istituzioni e cittadini ai funerali del politico ed ex amministratore comunale. Il deputato Sottanelli: «Ha insegnato l’umiltà»
ROSETO. Familiari, rappresentati delle istituzioni e gli amici di una vita. Erano in circa 400 ieri pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Montepagano per l'ultimo saluto a Gianfranco Marini, 76 anni, politico di rilievo, storico esponente del Partito socialista ed ex amministratore comunale locale di lunga data. Un lungo corteo ad accompagnare il feretro da piazza del Municipio fino alla chiesa, tra gli sguardi commossi dei tanti presenti e i ricordi di una vita, quella di Marini, dedicata alla comunità rosetana. Presenti, oltre ai familiari e i tantissimi amici, amministratori ed ex amministratori comunali rosetani con cui Marini, da consigliere comunale e da assessore, ha condiviso anni di attività amministrativa e tante battaglie politiche.
Nelle prime file c'erano la moglie Giuseppina, i figli Claudio e Daniele. I primi banchi erano occupati dall'attuale amministrazione comunale, dal deputato di Azione Giulio Cesare Sottanelli, dal consigliere regionale Enio Pavone, ex sindaco di Roseto, ed da altri tre ex sindaci: Nicola Crisci, Franco Di Bonaventura e Sabatino Di Girolamo. Tutti hanno condiviso importanti percorsi politici con Marini. Presenti anche i cugini Teresa e Tommaso Ginoble. Sottanelli è stato in giunta comunale con Marini durante l'amministrazione targata Di Bonaventura ad inizi anni duemila e ha voluto ricordare quegli anni. All'epoca Sottanelli era un giovane assessore ai lavori pubblici, mentre Marini era assessore allo sport. «Gianfranco mi ha insegnato molto», ha detto Sottanelli, «mi ha insegnato l'umiltà nell'amministrare, il pragmatismo e che tutto si può fare se si hanno forza, capacità voglia e passione. Dovevamo fare un'impresa, realizzare il nuovo palasport. C'è chi diceva che quel palazzetto non poteva essere ristrutturato, ma una mattina andammo insieme io e lui con i tecnici e oggi abbiamo il palazzetto, nessuno credeva che ci saremmo riusciti in 100 giorni».
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