In cinquecento per l’addio a Celommi

Il ricordo commosso di sportivi e politici dell’insegnante e nuotatore stroncato dal Covid. Diretta Facebook dei funerali
ROSETO. I suoi tanti allievi nuotatori, politici di ogni schieramento, amici di una vita e tanti cittadini che almeno una volta si sono fermati a parlare con il “prof” davanti al suo lido, il “Celommi”, sul lungomare centrale. C’era tutta Roseto, ieri in città è stato lutto cittadino, nella chiesa del Sacro Cuore per l’ultimo saluto a Giuseppe “Peppino” Celommi, 67 anni, insegnante di educazione fisica e istruttore di nuoto, scomparso domenica sera all’ospedale di Giulianova a causa del Covid. Per tutti era il “prof”.
Nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia, l’amore per Peppino ha portato nella chiesa e nella piazza antistante circa 500 persone. Quattro dei suoi allievi nuotatori, ovvero Marco, Dario, Dante e Paolo, hanno trasportato a braccia la bara. In prima fila il figlio Silvio con la compagna Noemi, la sorella Maridele, il cognato Giovanni, i nipoti Silvio, Marta e Rita. L’altro figlio Dino, insieme alla compagna Vanessa, è stato costretto a restare a casa in quarantena a causa di un tampone dubbio, e anche sua suocera 95enne Giuseppina, che Peppino ha accudito con amore nell’ultimo anno, non è potuta essere presente.
Tutti sono riusciti a seguire il funerale grazie alla diretta facebook sulla pagina della parrocchia del Sacro Cuore. C’erano anche gli attuali amministratori, sindaco, vicesindaco e consiglieri di maggioranza e opposizione, oltre al presidente della Provincia Diego Di Bonaventura, gli ex sindaci Franco Di Bonaventura e Nicola Crisci e l’ex deputato Tommaso Ginoble grande amico di Celommi. In piazza poi i militanti di Fratelli D’Italia, partito con il quale Peppino era tesserato, attendevano l’uscita del feretro reggendo uno striscione con su scritto una frase che Dante dedicò a Virgilio nel canto XII del Purgatorio nella Divina Commedia, ovvero “Facesti come colui che cammina di notte e porta un lume dietro di sé, e con quel lume non aiuta se stesso, egli cammina nel buio, ma dietro di sé illumina gli altri. Ciao Peppe”. Alcuni suoi allievi nuotatori lo aspettavano con dei palloncini blu e bianchi in mano. «Papà era ottimista e lo è stato fino alla fine», dice il figlio Dino, «mentre era ricoverato si è voluto togliere un attimo la mascherina per dirmi al telefono in dialetto “però fattela sa' barb’”». Alla fine del funerale il sindaco Sabatino Di Girolamo ha voluto ricordare la figura di Peppino Celommi che tanto ha dato alla città di Roseto, e un suo amico, Mario Mazzoni, con la voce rotta dall’emozione, ha evidenziato il suo impegno per far costruire la piscina a Roseto nel 1998, oltre a ricordare alcuni simpatici episodi che testimoniano la sua bontà d’animo, come quando nei primi anni ’90 partì proprio dal lido Celommi una catena umana per protestare contro la guerra nella ex-Jugoslavia. Alcuni ex nuotatori dei vari periodi (anni ’80, ’90 e 2000), con il consenso dei figli Dino e Silvio, hanno avviato una raccolta fondi per realizzare un busto in bronzo di Peppino da installare in un luogo di Roseto. Quella Roseto a cui il prof ha dedicato tutta la sua vita.
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