In piazza contro il decreto Pillon
Flash mob di Cgil e associazioni domani alle 17,30 per dire no alla revisione del diritto di famiglia e divorzio
TERAMO . «È un vero e proprio attentato alla Costituzione e alle norme europee». Non usa mezzi termini Mauro Chilante, di Cittadinanzattiva, nel criticare il disegno di legge sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido condiviso dei minori, contro il quale domani il comitato “No Pillon Teramo” scenderà in piazza in occasione della manifestazione nazionale di protesta contro quella che viene definita come una controriforma del diritto di famiglia. L’appuntamento è per le 17.30, in piazza Martiri, con un flash mob presentato ieri alla Cgil in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i principali esponenti del comitato “No Pillon”. Comitato al quale hanno aderito, oltre al sindacato, anche le associazioni Bon Ton service, De Finis Onlus, Ester sono io e Thana Giulianova, l’Udu Teramo, il comitato Snoq Teramo, Legacoop Abruzzo, Cittadinanzattiva e il centro di cultura della donne “H.Arendt”. «Sarà una manifestazione colorata con tanti uomini e donne che ribadiranno la propria contrarietà alla proposta di legge Pillon», ha sottolineato Emanuela Loretone, della Cgil, «che va contro i diritti delle donne e soprattutto contro quelli dei bambini». Nel corso della conferenza, alla quale hanno preso parte anche Anna Di Donatantonio, coordinatrice della rete Ester, Carmela De Ceglia, responsabile del coordinamento donne Spi Cgil e Gianna Cortellini, i rappresentanti del comitato hanno sottolineato come ci si trovi di fronte «a una controriforma altamente ideologica, schierata a difesa del genitore più forte economicamente e che ignora l’interesse dei minori». Cinque i no che verranno ribaditi domani: no alla mediazione obbligatoria e a pagamento, «che tra l’altro obbliga la donna vittima di violenza a comunicare al maltrattante la sua volontà di interrompere la relazione», mettendola in una situazione ad alto rischio, no all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione-residenza dei minori, che perderebbero così un punto di riferimento, no al mantenimento diretto dei figli, che metterebbe in difficoltà il partner economicamente più debole, no al piano genitoriale e no al concetto di alienazione parentale, «scientificamente senza fondamento», e che di fatto obbligherebbe il minore ad avere contatti anche con un genitore maltrattante.

