«In provincia due strutture ospedaliere»

11 Luglio 2017

«L’ospedale unico no, ma due strutture di primo livello: uno a Teramo e altro sulla costa». È questa la posizione espressa dal coordinamento dei comitati di quartiere teramani in merito alla...

«L’ospedale unico no, ma due strutture di primo livello: uno a Teramo e altro sulla costa». È questa la posizione espressa dal coordinamento dei comitati di quartiere teramani in merito alla riorganizzazione della rete ospedaliera sul territorio provinciale. A detta di Giuliano Lucenti, il presidente dell’organismo, l’ospedale unico di secondo livello non può essere realizzato a Teramo per due ragioni. I criteri dettati dal decreto del ministro della Salute Beatrice Lorenzin prevede che una struttura di questo tipo abbia un bacino d’utenza di almeno 600mila persone, doppio dunque rispetto alla popolazione della provincia. Inoltre, l’eterogeneità morfologica del territorio teramano sconsiglierebbe l’accentramento dei servizi ospedalieri in una sola struttura.
«Tuttavia, è possibile realizzare due ospedali di primo livello di cui uno a Teramo città a servizio del capoluogo e dei comuni montani dell’entroterra», tiene a specificare Lucenti, « e l’altro lungo la costa a servizio dei residenti e dei turisti, che specie nel periodo estivo registra centinaia di migliaia di presenze». Questa, sempre stando al presidente del coordinamento dei comitati di quartiere, sarebbe la soluzione più giusta per distribuire i servizi in modo equilibrato sul territorio, garantendo al capoluogo la presenza di una struttura qualificata e dotata di reparti di eccellenza anche per pazienti acuti. L’auspicio espresso da Lucenti a nome dell’organismo, comunque, è che «l’area da destinare ad accogliere il nuovo ospedale si trovi in un ambiente sano e pulito, che risponda ai requisiti ambientali di salubrità e che sia distante da ogni fonte di inquinamento acustico ed atmosferico». In particolare, il presidente del coordinamento dei comitati di quartiere, fa riferimento alla necessità di escludere dalle possibili collocazioni della nuova struttura sanitaria spazi che si trovino a ridosso d’insediamenti produttivi, come complessi industriali, zone artigianali e centri commerciali, o in prossimità di strade a scorrimento veloce e alta densità di traffico. (g.d.m.)