In quarantena per 47 giorni, finito l’incubo

Il racconto di un chitarrista rosetano rimasto contagiato durante una tournée in Germania
ROSETO. Solo, dentro una casa per ben 47 giorni, in quarantena e malato, senza la possibilità di incontrare la sua famiglia. Un incubo, finito il 25 aprile scorso, quello vissuto da Fulvio Feliciano, il 39enne chitarrista romano, ma rosetano d’adozione, che ha scoperto di essere positivo al coronavirus solo dopo alcuni giorni di quarantena precauzionale. Feliciano, infatti, dal 4 marzo era in tour in Germania, a Monaco, dove si esibiva con vari gruppi, tra i quali uno in particolare formato da musicisti lombardi, oltre ai tecnici, anch’essi lombardi. Avrebbe dovuto rimanere lì fino al 9 marzo per completare il tour, uno spettacolo sul festival di Woodstock. «In Germania non c’era nessun allarmismo per l’emergenza covid 19», spiega Feliciano, «ma mia moglie mi aggiornava sulla situazione in Italia, e quando abbiamo sentito che la Lombardia chiudeva, e tutte quelle persone che prendevano i treni per tornare al sud, ci siamo spaventati tutti».
Feliciano, allora, il 9 marzo decide di ripartire da Monaco per Roma in aereo, e poi con la sua macchina tornare a casa a Roseto. Non nella sua però, perché nel frattempo sua moglie si era attivata per trovare un appartamento in affitto. «Ho guidato da Roma fino a Roseto», continua Feliciano, «senza fermarmi ho salutato mia moglie, che era affacciata al balcone. Mio padre mi aveva lasciato una borsa e le chiavi per strada, e sono arrivato nell’appartamento per mettermi in auto-quarantena, ma non avevo sintomi di alcun tipo». Dopo due giorni però, l’11 marzo, arriva la febbre a 40, e il suo medico curante, dopo una visita di controllo a domicilio, richiede il tampone. «Il medico, in attesa del tampone, mi ha prescritto un antibiotico potente, ma la febbre non scendeva», aggiunge Feliciano, «inoltre ho iniziato ad avere altri sintomi come crisi di tosse fortissima, non riuscivo a respirare, oltre a un mal di testa che mi procurava il vomito». Il primo tampone dà esito positivo, e anche il secondo dopo ben 26 giorni, poco prima di Pasqua. Il suo medico allora decide di somministragli il Plaquenil, un antimalarico con idrossiclorochina, per 7 giorni. «Ho ripetuto dunque il tampone dopo pochi giorni», precisa Feliciano, «e finalmente era negativo. Poi un altro di conferma, anche questo negativo». Purtroppo, nei primi giorni della malattia, è circolato un messaggio su whatsapp di calunnie nei suoi confronti e della moglie. «Ci sono davvero rimasto male», racconta Feliciano, «perché nel messaggio si diceva di evitare il negozio di mia moglie perché ci sarebbe stato il rischio di contagiarsi, e inoltre che io sarei andato in giro per Roseto con mia figlia. Dall’altro lato però c’è stata la grande solidarietà dei rosetani, con la spesa e le pizze offerte grazie alla mediazione di Francesca Martinelli, che ringrazio». Un vero incubo, dunque, lungo 47 giorni. Ora però è guarito, e sabato 25 aprile è finalmente tornato nella sua casa riabbracciando la moglie e la figlia di 4 anni. «Un’emozione indescrivibile», conclude .
Luca Venanzi
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