In tribunale e al duomo l’addio a Iacoboni

Camera ardente in Corte d’assise con il ricordo dei colleghi: «Un signore d’altri tempi». Poi le esequie in cattedrale
TERAMO. L’ultimo saluto in tribunale, con la toga sulla bara e gli occhi lucidi di chi lo ha conosciuto. Colleghi magistrati, avvocati e dipendenti di quel palazzo di giustizia teramano in cui il presidente Alessandro Iacoboni era arrivato appena due anni fa dopo aver guidato per sette quello di Macerata. In punta di piedi, come era nel suo stile. «Avrebbe apprezzato la decisione di non sospendere le attività» dice il presidente della Corte d’appello Fabrizia Francabandera.
Perché il giudice Iacoboni fino all’ultimo è stato in aula a presiedere collegi nella certezza che in uno Stato di diritto la giustizia inizia dal rispetto dei tempi. Aveva la serenità di chi sente che sta facendo il proprio dovere bene nell’interesse della comunità e ogni giorno, fino a quando la malattia non ha vinto, ha varcato l’ingresso del tribunale. Con il suo sorriso e il suo buongiorno a tutti. L’ultima volta meno di un mese fa. In un’aula di Corte d’assise stracolma, i ricordi raccontano il 63enne magistrato di origini aquilane (padre di Celano, madre di Rocca di Mezzo), diventato giudice istruttore a soli 26 anni, fine studioso del diritto con decine di pubblicazioni sia nell’ordinamento penale sia in quello civile.
Il procuratore generale Pietro Mennini parla «di un signore d’altri tempi, di un magistrato esemplare e di grande impegno. Ti sei distinto per sapienza e mai per arroganza. Sei stato saggio, illuminato e con una profonda dedizione al lavoro. Hai vissuto la malattia con grande dignità». Cita Sant’Agostino per confortare la moglie Laura, i figli Donato e Anna. La commozione travolge il presidente di sezione Angela Di Girolamo quando ricorda «il collega che mi ha preso per mano dopo il mio nuovo incarico». Dice il procuratore Antonio Guerriero: «Ci sono persone che nascono con la capacità di realizzare un’intesa, che suscitano un’immediata empatia per la sensibilità con cui cercano di comprendere gli altri, per il rispetto con cui trattano l’interlocutore e tutto questo è sempre stato Alessandro. Se dovessi ricercare la parola chiave che ti ha contraddistinto la rinverrei nell’amore verso le persone, che si è manifestata nella dignità ed umiltà con cui esercitava la tua funzione, per la credibilità e l’autorevolezza con cui ti sei posto, per il coraggio avuto nel prendere le decisioni nella consapevolezza dell’impatto che le stesse hanno nella società». Dopo il ricordo del presidente dell’ordine degli avvocati Guerino Ambrosini, le parole della dirigente amministrativa Emanuela Zannerini raccontano l’attenzione di Iacoboni per il palazzo di giustizia nel suo complesso. Nell’archivio aveva ritrovato dei volumi antichi e si era raccomandato di esporli in alcune vetrine che oggi si trovano all’ultimo piano, proprio tra il suo ufficio e quello del procuratore. «Se è vero che in questa vita tutti passiamo e nessuno resta», ha detto la dirigente,«dal dottor Iacoboni ho imparato che qualcuno resta per sempre». In aula anche l’ex vice presidente del Csm Giovanni Legnini, l’ex presidente del tribunale teramano Giovanni Spinosa, il presidente del tribunale dell’Aquila Ciro Riviezzo, il giudice di corte d’appello Armanda Servino, tanti colleghi di Macerata, il sindaco Gianguido D’Alberto il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura.. Poi l’ applauso a salutare l’uscita del feretro dal tribunale, i funerali al duomo celebrati dal vescovo Lorenzo Leuzzi e l’ultimo viaggio nella sua Rocca di Mezzo dove riposerà per sempre.
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