In vendita l’edificio della Savini Non sarà più una scuola

Con il ricavato il Comune finanzierà gli interventi necessari per mettere in sicurezza altri plessi La materna di via Tevere sarà recuperata ma in futuro sarà destinata ad ospitare attività sociali
TERAMO. La Savini non sarà mai più una scuola. Lo storico palazzo che affaccia su via Carducci, reso inagibile dai terremoti dei mesi scorsi, verrà venduto dal Comune per ricavare risorse da destinare alla messa in sicurezza di altre strutture scolastiche. Ad annunciarlo è stato il sindaco Maurizio Brucchi durante la commissione urbanistica di ieri mattina che ha analizzato i piani per l'adeguamento antisismico degli edifici destinati agli studenti. Entro giovedì, infatti, l'amministrazione dovrà presentare all'ufficio regionale per la ricostruzione l'elenco delle priorità su cui intervenire con fondi statali. Per il momento vanno accantonati gli edifici attualmente classificati come A dopo gli interventi urgenti avviati a seguito degli sciami che si sono susseguiti tra agosto dell'anno scorso e gennaio. Questi, stando alle indicazioni preliminari ricevute dall'ufficio del commissario Vasco Errani, rientreranno in un programma pluriennale d'investimenti.
L'obiettivo dichiarato, per tutte le strutture, è di portarle al massimo grado di resistenza simica. «Significa che ogni scuola dovrà avere 1 come indice di vulnerabilità», spiega il primo cittadino, «solo il commissario potrà prevedere deroghe per edifici che hanno esigenze particolari e si trovano nei centri storici». Il sindaco, dunque, fa notare che «finalmente abbiamo ricevuto dal governo l'individuazione di quel numerino che era necessario per pianificare gli interventi» e in attesa del piano pluriennale di adeguamento delle strutture attualmente in uso spetterà a lui stabilire entro quale limite di resistenza sarà possibile tenerle in funzione. Per le priorità da indicare alla Regione giovedì sugli edifici classificati come E o su nuove realizzazione restano in corsa due progetti. Si tratta del polo scolastico alla D'Alessandro e del recupero della San Giuseppe con un intervento che comprenda la destinazione a finalità didattiche di una parte del vecchio stadio. In ballo c'è un finanziamento iniziale due milioni di euro e il Comune deve indicare su quale intervento concentrarlo. «Questa somma consentirebbe di realizzare nell'area della D'Alessandro un modulo per 200 alunni», spiega il primo cittadino, «utile come spazio quando si dovrà avviare la mobilità per i lavori di adeguamento delle scuole ora in funzione, ma insufficiente a coprire le esigenze di un nuovo polo». In quella zona ci sarebbero problemi di viabilità, come ha fatto rilevare "Futuro in" che propende per l'investimento sulla San Giuseppe. «In questo caso avremmo una scuola in centro con un intervento di maggiore valenza urbanistica, perché si aggancia al progetto finanziato dal bando delle periferie per il recupero del vecchio stadio e della Casa dello sport», evidenzia Brucchi, «ci sarebbero anche più posti per gli studenti, ma per realizzare l'opera non basterebbero i due milioni di euro stanziati». Alla Regione, insomma, Brucchi chiederà di incrementare il finanziamento assegnato e a seconda della risposta deciderà se mettere in cima alla lista il recupero della San Giuseppe o il nuovo polo alla D'Alessandro. Di sicuro gli interventi successivi, per ordine d'importanza, che verranno segnalati sono nell'ordine: il riutilizzo dell'ex Regina Margherita, l'ex sede dell'istituto Braga in piazza Verdi e la scuola materna di Nepezzano. L'edificio di via Tevere, classificato come E, sarà sottoposto a lavori di miglioramento antisismico con fondi pubblici ma, non potendo arrivare al massimo grado di resistenza, verrà destinato ad attività sociali. Da definire resta il destino dell'edificio scolastico di Villa Ripa.
Gennaro Della Monica
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